Analisi sui vaccini Inflexal V, Vaxigrip, Anetetall, Infanrix Exa, Gardasil: l’ora delle verità!

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Roberta DoricchiAbbiamo parlato di vaccini da pochissimo tempo e ora le chiedo di ritornare sull’argomento.  Sabato 5 ottobre scorso lei ha partecipato al convegno sulle vaccinazioni di massa che si è tenuto a Padova e alla fine è scoppiato il putiferio. Che cosa è successo?

 

Stefano Montanari – Una premessa: il convegno non aveva finalità scientifiche e, a quanto avevo capito quando ero stato invitato, doveva essere un incontro informativo in cui si sarebbero illustrati ad un pubblico generale i pro e i contro delle vaccinazioni somministrate non ad personam ma, come in effetti si fa, ad una sorta di massa informe dove l’individuo è visto come una specie bizzarra di essere vivente indistinguibile dal suo vicino. Identici né più né meno come fossimo delle amebe. Cosa che oggi, con l’applicazione acritica di linee guida universali che non tengono conto dell’individuo ma di protocolli taglia  unica confezionati spesso da autorità autoincoronatesi tali, sta conseguendo risultati non certo brillanti e, per questo, basta vedere che cosa accade quando una persona non risponde, mi verrebbe da dire “educatamente” come si pretende, ad un determinato trattamento. Quella persona viene abbandonata alla sua sorte e cancellata dalla memoria quasi con fastidio. E anche senza quasi. Questo mortifica l’intelligenza e la professionalità dei medici oltre che, naturalmente, la loro morale. Tornando a noi, di fatto le relazioni di Padova non erano proprio tutte in tema. Anzi, poche di loro lo erano e nessuno era stato chiamato ad illustrare i pro, ma questo ci può anche stare in un incontro del genere dove, sempre a quanto avevo capito, si doveva cercare di ricavare un po’ di chiarezza soprattutto su di un argomento delicato, molto poco conosciuto e molto equivocato come quello degli effetti deleteri dei vaccini.

RD – Invece?

SM – Invece, a un certo punto, una delle relatrici deragliò completamente, tessendo le lodi di quelle che chiamò “le mamme coraggiose”, cioè le madri di soldati morti di cancro.

RD – Non mi pare ci sia nulla di male in questo.

SM – Invece sì. Chi come me ha occasione d’incrociare con l’industria farmaceutica e gli organi di controllo sanitario sa bene che gl’interessi economici in ballo sono smisurati e che industriali e controllori in quali, detto tra parentesi, controllano con un occhio chiuso e l’altro spesso rivolto altrove, dispongono di mezzi formidabili per non mettere in pericolo e, anzi, per continuare ad ingrassare, un business già obeso. Al di là di ogni ipocrisia e con tutta la comprensione umana, quelle mamme non hanno la preparazione sufficiente per affrontare interlocutori potenti, agguerriti e culturalmente preparatissimi oltre ad essere piuttosto impervi all’emozione e anche, mi lasci dire, alla morale. La pretesa che i loro ragazzi siano morti a causa dei vaccini non è peregrina ma, ad oggi, non ha la minima prova scientifica su cui reggersi. Se ipotizzo l’incontro tra una di queste signore accompagnata dal marito più ignorante di lei (lo dico perché una coppia in particolare mi perseguita da anni) e qualche pezzo grosso scientifico di Big Pharma mi vengono i brividi.

RD – E quali potrebbero essere le conseguenze di un incontro del genere?

SM – Saremmo ridicolizzati. Noi che, con tanta fatica e tanto rigore scientifico cerchiamo, anche riuscendoci, di mettere in difficoltà gli industriali usciremmo a pezzi. Per Big Pharma sarebbe un giochetto omologare noi con quelle povere mamme e tutto finirebbe in un tonfo da cui rialzarsi sarebbe lungo, faticoso e niente affatto certo. In poche parole, una vittoria per loro servita su un piatto d’argento. Purtroppo una delle mamme è anche arrivata tempo fa a livello di parlamento e per qualche parlamentare quella è stata una manna caduta dal cielo a dare una grande mano nell’azione di depistaggio per le responsabilità che hanno alcuni armamenti nell’istaurarsi di certe patologie tumorali che affliggono i soldati e non solo loro. Ma di questo argomento abbiamo già parlato quando ci siamo sentiti la volta scorsa [http://www.vitalmicroscopio.net/2013/10/roberta-doricchi-intervista-il-dott-stefano-montanari-a-proposito-dei-vaccini/ (n.d.r.)].

RD – Lei diceva prima di essere perseguitato da una di quelle mamme.

SM – Sì. I genitori di un militare morto ormai circa un decennio fa e sui cui reperti bioptici, peraltro un frammento minimo, mia moglie eseguì le analisi di microscopia elettronica pretendono che io dica che quella morte è dovuta ai vaccini. Io non avrei il minimo problema ad affermarlo, a patto, però, che ne esistesse la prova. Nei fatti prove non ce ne sono e, dunque, qualcuno mi spieghi come posso io sostenere qualcosa d’insostenibile.

RD – Perché quella richiesta?

SM – Non saprei dirlo o, almeno, non ho le prove per affermare ciò che penso. Quello che so è che una parte delle alte sfere militari gradirebbe una condanna dei vaccini per scaricare un barile imbarazzante. Spostando l’attenzione si potrebbe continuare ad usare impunemente armi di distruzione di massa presente e futura, ma non ho né mezzi né voglia né tempo d’interessarmi d’intrighi. Comunque sia, a spalleggiare le “mamme coraggiose” c’è qualche immancabile personaggio che, incurante di ciò che io dico e scrivo, mi attribuisce tutt’altro. Dopotutto essere ipocriti non costituisce reato e, se c’è chi ne trova vantaggio, si è pure creduti. Può far sorridere come ci sia perfino chi pretende di attaccarmi sul lato scientifico senza avere non solo un barlume di esperienza diretta ma nemmeno la preparazione culturale di base per poter intavolare un confronto. Di fatto veri e propri sproloqui. Ma a questo siamo tutti ormai abituati. Sia chiaro: io sono apertissimo ad ogni contestazione e ad ogni confronto, a condizione, però, che si tratti di qualcosa che rientra nei binari della scienza e non siano le elucubrazioni di qualche stramboide imperversante in rete o di qualcuno in cerca di una piccola visibilità.

RD – Però lei ha sempre affermato che le vaccinazioni somministrate ai militari sono demenziali, per usare un aggettivo suo.

SM – E continuo ad affermarlo. Ma il discorso è totalmente diverso. Il mestiere che faccio da decenni m’impone di lavorare e di ragionare su binari da cui non si può deragliare, e quei binari sono quelli del metodo scientifico. In due parole, se non ho gli elementi dimostrabili di un coinvolgimento dei vaccini nelle malattie dei militari, per deontologia, per cultura e anche per ovvio buon senso non posso incolpare i vaccini. Quello che posso dire, e che dico, è che usarli come sono usati oggi rappresenta un’assurdità dal punto di vista biologico. Più in là non posso andare. Nessun dubbio che, se qualcuno porterà le prove del coinvolgimento dei vaccini nelle patologie dei soldati, io vedrò verificato quello che per ora è solo un mio sospetto. Naturalmente bisognerà spiegare perché si ammalano delle stesse patologie anche uomini e animali che si trovano nelle stesse condizioni ambientali dei militari e che non sono stati vaccinati, ma questo è un altro conto.

RD – E il pandemonio di Padova?

SM – Il pandemonio è nato quando io ho fatto notare che si condanna solo se si hanno le prove. Allora, senza sorpresa c’è chi mi ha accusato di essere un “falso amico” senza rendersi conto che sparare accuse a vanvera o, peggio, emettere sentenze di condanna senza un solido fondamento mette il “nemico” in condizione di grande vantaggio perché può dimostrare facilmente l’inconsistenza delle tesi, se tesi si possono chiamare quelle che altro non sono, ad oggi, se non ipotesi o sospetti, per giustificati che possano essere. Se si guarda con obiettività, magari qualcuno anche in buona fede e qualcuno no, i falsi amici sono proprio coloro che hanno strepitato a Padova e continuano a strepitare via Internet contro di me. Approfitto dell’occasione per ripetere ancora una volta che io non ho accesso a nessun social network e, dunque, se si pretende una risposta, mi si contatti personalmente alla mia e-mail [montanari@nanodiagnostics.it (n.d.r.)] o sul mio blog [ www.stefanomontanari.net (n.d.r.)]. Chiunque  si serva dei social network deve sapere che non sta rivolgendosi a me e che io non sarò al corrente delle sue esternazioni.

RD – Ma lei ha parlato di chi si esprime in rete. Dunque in rete ci va.

SM – Saltuariamente qualche amico mi fa un copia-incolla di ciò che compare in quei siti. Ma il tutto è casuale e aleatorio, senza garanzia che io veda e nella certezza che io non potrò rispondere.

RD – E ora?

SM – Ora ho capito che non si vuole vincere, vale a dire che nessuno ha davvero la volontà che sia fatta chiarezza, esattamente in linea con industria e controllori che dovrebbero essere i “nemici”. Dopotutto in questo c’è un lato positivo almeno per me. Dal convegno di Padova ho capito di essere sollevato da ogni responsabilità.

RD – Cioè?

SM – Se non importa nulla a chi è stato o pensa di essere stato toccato personalmente dai vaccini, se sono loro a scartare le armi efficaci, perché dovrebbe importare a me?

RD – Lei ha parlato di prove. Ha delle prove per quello che dice?

SM – Beh, diverse reazioni di chi era presente a Padova sono una bella prova. Basterebbe aver ascoltato ciò che è uscito dalla bocca di un medico reputato prestigioso il quale, distorcendo totalmente ciò che io avevo detto un paio d’ore prima e accusandomi addirittura di avere dei condizionamenti, quali e da chi non è dato sapere, ha sparacchiato che io sosterrei la tesi secondo cui i vaccini non fanno danni ai militari. Certo che, se mi si mettono in bocca affermazioni che non mi sono mai sognato di fare… Malafede o semplice problemi intellettuali di comprensione di un discorso, peraltro elementare, non saprei dire. Chiarisco per i corti di mente: a Padova ho detto ciò che ho sempre detto. Non c’è alcuna prova scientifica di un rapporto tra le malattie dei militari e le vaccinazioni. Questo non significa che il sospetto non esista e non sia legittimo. Semplicemente va provato se non si vuole cadere nella ciarlataneria. Anche l’essere così volgarmente distorto è una bella prova a sostegno di ciò che ho detto: si vuole perdere. Le castronerie di chi continua a vaneggiare su Internet sono un’altra prova. Ma c’è qualcosa d’altro: parlando delle armi efficaci di cui accennavo prima, ad oggi l’unica azione che abbia davvero messo in difficoltà sia l’industria sia l’Istituto superiore di sanità, burocraticamente il controllore, che si è trovato davanti risultati spinosi, è stata quella basata sulle nostre analisi dei 24 vaccini che abbiamo avuto la possibilità di verificare. L’imbarazzo da parte loro è stato palese e le reazioni sono state a dir poco goffe e ridicole tanto da rappresentare vere e proprie zappate sui piedi. A mio parere un’occasione da cogliere al volo perché chiunque voglia vincere in guerra e nello sport continua a colpire l’avversario proprio dove si accorge che questo è debole. Anzi, nel nostro caso, debolissimo.

RD – Invece?

SM – Invece nulla di tutto questo. A nessuno dei gruppi che si occupano di vaccini è venuto in mente di continuare in maniera corposa le analisi per incastrare davvero chi sta dall’altra parte della barricata. Certo Big Pharma non può che essere grata al partito delle “mamme coraggiose”.

RD – Ma l’unica arma è quella rappresentata dalle analisi del suo laboratorio?

SM – Certamente no. Le nostre sono le sole prove indiscutibili di cui disponiamo, pur esigue in numero come sono, ma ci dovrebbe essere altro. Per esempio indagini epidemiologiche svolte come Dio comanda e davvero indipendenti, cioè che non fossero influenzate fino ad essere impedite, censurate o distorte da interferenze esterne come accade ora e da troppo tempo, tanto da aver stravolto la cultura medica corrente. A queste devono aggiungersi le denuncie rigorose di ogni reazione avversa o sospetta tale da vaccinazione. E quelle denuncie non devono finire nel cestino della carta straccia. Poi occorrerebbero indagini biochimiche sui soggetti vaccinati e non. Ma ogni idea è degna di essere presa in considerazione perché l’obiettivo è sapere come stanno le cose e ogni contributo è prezioso. La cosa che, almeno da un certo punto di vista, è buffa è che da una parte si falsifica a tutto spiano e dall’altra si risponde con altre falsificazioni o con tentativi di falsificazioni con l’aggravante di una tenera ingenuità. La novità deve essere quella di basarsi solo sui fatti e nient’altro.

RD – Che cosa impedisce tutto questo?

SM – Per prima cosa il fiume sempre in piena di denaro che corre. I vaccini costituiscono un business di proporzioni colossali e con il denaro si comprano tante anime. Poi, e questa è la cosa più scoraggiante, sono proprio i vari comitati a costituire troppo spesso una zavorra. Se, in tutti gli anni della loro attività e mettendo insieme il numero non certo piccolo di partecipanti (ed ecco un aspetto della loro importanza), gli sforzi almeno economici fossero stati indirizzati in maniera intelligente, oggi disporremmo di un bagaglio di prove inconfutabili ben più corposo del poco che abbiamo in mano e otterremmo ben altra attenzione e rispetto. Malauguratamente a quei gruppi, forse troppo innamorati di loro stessi, manca la capacità di valutare freddamente i risultati e non si accorgono che la loro montagna fatica a partorire perfino il classico topolino.

RD – Ma, insomma, che cosa ci ha trovato nei 24 vaccini che ha analizzato?

SM – Ancora una volta devo fare la premessa che ho fatto mille volte: di ognuno dei vaccini abbiamo analizzato una sola fiala e, dunque, come facemmo a  suo tempo per le famose “merendine” su cui Beppe Grillo fece informazione totalmente distorta, si tratta di una specie di foto istantanea della situazione. Per chiarire, non abbiamo analizzato lotti interi né abbiamo seguito la produzione. Insomma, non è detto che quello che abbiamo trovato in una fiala sia quello che c’è in tutte le fiale. Se si trovano volontà e mezzi, noi non abbiamo difficoltà ad analizzare tutti i vaccini che si vuole. Ad ora siamo a quota 24 confezioni di vaccini tutti diversi tra loro. Chiarito questo, spero definitivamente, in quei vaccini, tutti, abbiamo trovato particelle solide, inorganiche e non biocompatibili.

RD – Per esempio?

SM - Prenda l’Inflexal V, un vaccino antinfluenzale prodotto dalla Crucell. Nel campione analizzato c’erano frammenti micro- e nanoscopici di Alluminio, Silicio e Ferro. Nel Vaxigrip della Aventis, un altro vaccino contro l’influenza, c’erano particelle d’acciaio. Nell’Anatetall, l’antitetanico prodotto da Novartis abbiamo trovato ancora acciaio. Nell’Infanrix Exa, l’esavalente pediatrico della GlaxoSmithKline abbiamo trovato particelle di Alluminio e Titanio. Nel campione di Gardasil, l’anti-HPV [Papilloma virus (n.d.r.)] della Sanofi Pasteur c’erano polveri di Piombo. E potrei continuare. Sia chiaro: solo nelle fiale analizzate.

RD – Le autorità sono al corrente di questo?

SM – Sono stato interrogato due volte dai Carabinieri in proposito e l’Istituto superiore di sanità è stato pure dovutamente informato.

RD – E che cosa ne è seguito?

SM – Nulla.

RD – Perché?

SM – Forse può rispondersi da sola. Diciamo che non lo so.

RD – Ma come c’è finita quella roba nei vaccini, visto che quella roba c’è?

SM – Bella domanda, ed è quella che mi faccio anch’io. Naturalmente non pretendo che i produttori mi lascino ispezionare i loro laboratori, ma noi paghiamo profumatamente le cosiddette autorità che hanno non solo il diritto d’ispezionare e di analizzare, ma il dovere di farlo. Se non lo fanno, non importa se per incompetenza, per pigrizia, per non scontentare gli amici o per qualunque altro motivo, mancano ai loro doveri e tradiscono i loro datori di lavoro che siamo noi. E, allora, la magistratura ha il dovere d’intervenire. Se non lo fa, siamo daccapo ad imbatterci in chi non fa il proprio dovere. La politica? Stesso discorso.

RD – I media?

SM – Timidissimi nella migliore delle ipotesi. Ma avrà visto anche lei come la pratica vaccinale sia reclamizzata da chi fa “informazione” (metta informazione tra virgolette) e lo sia non raramente tanto mentendo in modo mortificante quanto nascondendo dati importanti come l’esistenza delle reazioni avverse, la loro portata e le loro reali proporzioni.

RD – Quali possono essere le conseguenze di un’iniezione di quelle particelle?

SM – Le conseguenze dipendono da diversi fattori, alcuni del tutto casuali. Senza entrare in particolari troppo tecnici, la dinamica di quelle polveri all’interno di un organismo è influenzata dalla loro dimensione e dalla loro forma. Più sono grosse e più sono lontane dalla forma sferica, meno mobili sono. Dunque, una possibilità è che si fermino nel tessuto intorno al punto d’iniezione provocando una piccola infiammazione i cui esiti potremo valutare fra un po’ di anni. Tenga conto che i tessuti infiammatori possono trasformarsi in tumore come riporta un’infinità di articoli medici, ma il processo, parlando di esseri umani, può richiedere tempi molto lunghi. Di sicuro diversi anni. Un’altra possibilità è che siano trasportate dal sangue e si fermino in un organo, un organo che è impossibile da prevedere perché il sangue va dove gli pare, e il ragionamento appena fatto continua a valere, anche se le probabilità teoriche che le polveri del vaccino provochino un cancro a carico di un organo sono di fatto minime. Questo perché una fiala di vaccino contiene davvero pochissimo materiale particolato e, dunque, molto probabilmente non sufficiente per innescare la patologia. Poi, altra possibilità, quelle particelle possono diffondersi in tutto l’organismo ed è probabile che le conseguenze non siano clinicamente mai rilevabili. L’eventualità più grave, per quanto relativamente rara, è che le polveri finiscano al cervello. Qui, almeno in teoria, la conseguenza sarebbe immediata, andando ad interferire con un organo non solo delicatissimo, ma con un funzionamento molto particolare. Ecco, allora, che ipotesi come quella del deficit d’attenzione,  dell’autismo, della narcolessia o di altre patologie neurologiche non possono assolutamente essere scartate e andrebbero indagate con attenzione e con serietà senza i conflitti d’interesse di chi svolge l’eventuale ricerca al soldo di chi produce i farmaci. Sia chiaro: la mia competenza si limita alle particelle e non mi avventuro nella disamina delle possibili conseguenze che possono derivare dai tanti componenti, molti dei quali, lo sottolineo, non dichiarati, che sono presenti nei vaccini. Quelle disamine le lascio ai tuttologi che pontificano su Internet.

RD – E per i militari?

SM – Non mi piace ripetermi, ma temo sia indispensabile. Se si vuole sostenere un capo d’accusa, occorrono le prove. Vediamo di fare un esempio pratico. Io mi trovo al cospetto di un soldato ammalato di cancro. Quello che devo fare per incastrare il responsabile è trovarne le tracce, e le tracce si trovano verosimilmente, almeno in prima battuta, nel tessuto malato. Ammettiamo di analizzare quel tessuto e di trovarci delle particelle solide e inorganiche le quali potrebbero anche, per ipotesi, non essere l’agente patogeno ma sono, comunque, un marker, cioè la traccia, una specie d’impronta digitale lasciata da qualcosa, una traccia che non ha titolo per stare nell’organismo e che viene indubbiamente dall’esterno. A questo punto, se il mio sospetto è che il colpevole sia il vaccino, non ho scelta: devo trovare gli stessi marker nel vaccino. Allo stato delle cose, nulla di questo, per elementare che sia, esiste, è mai stato fatto né pare essere alle viste.

RD – Perché secondo lei?

SM – Per vari motivi. Di certo uno è che, per mettere in pista questa investigazione, occorre analizzare preventivamente almeno un campione di tutti i lotti di vaccini che sono somministrati ai militari. È evidente che, se il soldato si ammala dopo mesi o anni, è praticamente impossibile ritrovare il campione necessario. Dunque, lo si deve fare preventivamente, cosa, peraltro, che dovrebbe costituire la routine. Però non lo si fa, un po’ perché gli enti di controllo non sono capaci di farlo e un po’ perché le case produttrici ben si guardano dallo svegliare il can che dorme e tacciono. Un altro motivo è che la stragrande maggioranza dei medici ignora totalmente le possibilità di analisi nanopatologiche effettuabili sui tessuti e, dunque, quasi nessuno ne fa richiesta.

RD – In conclusione…?

SM – In conclusione io non nego affatto, al contrario di come qualche cialtrone vorrebbe far credere che io sosterrei, che i vaccini siano potenzialmente pericolosi. Anzi, mi pare proprio, a suon di fatti, di essere il solo a portare delle prove indiscutibili di questa pericolosità. Ciò che io non posso affermare è che i cancri dei militari vengano dai vaccini semplicemente per mancanza di prove. Una cosa posso azzardare: dal punto di vista biologico le vaccinazioni come sono fatte oggi, militari o no, sono oltre l’assurdità. Pensi che si vaccinano bambini di tre mesi contro il tetano. Al di là della possibilità che il bambino a quell’età s’immunizzi davvero, c’è qualcuno in grado di spiegarmi quale rischio corre di contrarre il tetano? Facesse il meccanico o il muratore… Ma, con la difficoltà di trovare lavoro oggi, dubito che un’impresa assumerebbe un lattante per cementare mattoni o per riparare un’automobile.

RD – Qual è la sua posizione ora?

SM – Quella che è sempre stata. Senza tener conto dei balordi della rete, come accade con costanza per i comitati che affermano di battersi contro inceneritori, centrali a biomassa, cementifici e quant’altro le redini sono in mano a persone magari pure per bene e di buone intenzioni ma assolutamente incapaci o perché inesperte o perché impreparate culturalmente. Poi ci sono i presuntuosi  e, chissà, pure qualche infiltrato che a Natale riceve una strenna da chi finge di combattere. Quelli sono proprio coloro che appaiono più combattivi e che condannano a gran voce i vaccini come i responsabili di qualunque crimine. Ciò che mi fa disperare è vedere quei gruppi, vaccini o altro, cadere sempre negli stessi errori, schiamazzare, spendere tempo, energie e denaro e non ottenere assolutamente nessun risultato.  E illudersi.

RD – Ma lei continuerà a partecipare alle iniziative dei gruppi che si oppongono ai vaccini?

SM – No.

RD – Perché?

SM – Perché non ho tempo da perdere e nemmeno ho da perdere la faccia. Se l’immagina se dovessi andare ad incontrarmi con un rappresentante dell’industria in compagnia di un gruppo di “mamme coraggiose”? La presenza dei genitori dei bambini offesi dai vaccini o con qualche presunzione in quel senso è essenziale, lo sottolinei: essenziale, per fare massa critica come gruppo di pressione e anche per stimolare una magistratura sonnacchiosa, ma molto oltre non si può andare e io voglio, e, in realtà, posso, collaborare efficacemente solo con chi serve davvero e con chi può dare un contributo scientifico pesante. Le chiacchiere, le lacrime, gli avvilenti “lei non sa chi sono io” di qualcuno sono armi regalate al cosiddetto nemico. Va da sé che, dovesse esistere un gruppo forte di genitori, di medici e di scienziati, tutti onesti e determinati ad ottenere risultati, io potrei rivedere la mia posizione.

RD – Lei dice che non ci sono stati risultati, eppure c’è stato qualche successo dal punto di vista legale.

SM – Certo, e il merito va tutto agli avvocati che sono stati bravissimi nell’avere ottenuto qualche condanna in barba a critiche violente che sono piovute da ogni parte. Ma quanti sono i casi sospetti di malattia e di morte che restano non solo irrisolti ma ignorati o insabbiati?  E non ci si può certo illudere che chi fa montagne di soldi con i vaccini non reagisca a quelle pur pochissime condanne. Assolderanno i soliti sedicenti scienziati che si prostituiscono ormai per mestiere e con loro i soliti giornalisti farabutti, e il risultato sarà che non esiste niente di più sicuro dei vaccini, su fino alla loro santificazione. E allora un giudice si guarderà bene dal condannare un santo. Ora bisogna mettere gli avvocati in condizione di disporre di prove che possano incastrare chi sta dall’altra parte della barricata senza doverli costringere a virtuosismi. Insomma, ci vogliono certezze.

RD – Che fare, allora?

SM – In primis bisogna fare un bagno di umiltà. I personaggi che oggi si mettono in qualche modo in mostra in questa specie di lotta da Brancaleone non è chiaro se per avere chiarezza o se contro i vaccini tout court devono guardarsi impietosamente allo specchio. C’è chi tra loro ha esperienza di medico e, allora, offra il suo contributo per questa sua competenza senza debordare. Alcuni di loro sono bravissimi e senza di loro non si potrebbe andare da nessuna parte. Sottolineo questo per evitare i soliti malintesi strumentali. Chi ha un caso di danno da vaccino in famiglia, e credo siano molti di più di quanto non si pensi, faccia massa critica e vada dall’avvocato. Quelli bravi non mancano, come si è visto dai risultati. Chi può contribuire scientificamente lo faccia, sapendo, però, che lo scienziato è altro che il saccheggiatore di Internet. È la ricerca indipendente il fattore più necessario ed è proprio quello che latita. La ricerca costa quattrini e, come accade per tutti gli altri problemi scottanti di salute e di ambiente, i quattrini sono un argomento tabù. Molto meglio le chiacchiere e le lacrime che, dopotutto, sono gratis. Per analizzare quei 24 vaccini di cui dicevo io ho speso decine di migliaia di Euro e tutto quello che si fa, se non mi s’insulta, è darmi una pacca sulle spalle dicendomi “non mollare!”

RD – Dunque mi pare di capire che lei non vede di buon occhio i comitati che si occupano di vaccini.

SM – Non vedo di buon occhio la loro politica. Così si fa solo il gioco di chi si dice di contrastare offrendosi come teneri agnelli sacrificali a qualcuno che non si fa certo commuovere dalle lacrime o dalle fotografie. O si va alla guerra armati o si sta a casa. Sparare con le pistole ad acqua confidando che il nemico muoia di raffreddore è una strategia discutibile.

RD – Mi chiarisca il suo pensiero:  lei è contro i vaccini o no?

SM – Che cosa significa essere contro i vaccini? Questa posizione la lascio ai tifosi da stadio.  Io non sono contro niente a prescindere. Io chiedo chiarezza assoluta, una chiarezza che oggi non c’è e che, invece, è sostituita da qualcosa che fatico a non definire furfanteria e che mi fa fortemente sospettare, dico sospettare, che quella dei vaccini sia almeno in gran parte una truffa senza limiti.

RD – Mi sembra non solo arrabbiato ma deluso.

SM – In realtà lo sono: sono deluso ma non poi più di tanto. L’esperienza in fotocopia con tanti comitati di tante specie diverse mi ha fatto fare il callo e, in fondo, se vincere non interessa loro…

Roberta Doricchi

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