Roberta Doricchi intervista il dott. Stefano Montanari a proposito dei vaccini.

vaccini

Roberta DoricchiUn suo video a proposito dei vaccini comparso all’inizio sul suo blog (http://www.stefanomontanari.net/sito/blog/2521-per-una-volta-i-vaccini-non-centrano.html) e poi ripreso da diversi altri siti ha suscitato scalpore. Ce lo vuole illustrare in breve?

Stefano Montanari – Per motivi che mi sfuggono, le cose semplici paiono essere le più difficili da capire. Come mia abitudine, mi sono limitato a parlare delle cose che conosco e, nel caso specifico, delle sostanze inquinanti che abbiamo rilevato nei vaccini. Parlo d’inquinanti in forma di micro- e nanoparticelle inorganiche non biocompatibili perché quello è l’argomento di cui m’interesso e di cui posso parlare in qualunque ambito con cognizione di causa. Il resto, quello che viene più o meno fantasiosamente estrapolato per poi attribuirmene la paternità, non è roba mia né è roba che m’interessi.

RD – Di che cosa si tratta?

SM – Nel corso degli anni, con grande fatica e tra mille problemi, abbiamo analizzato 24 vaccini diversi e in tutti e 24 abbiamo trovato le particelle di cui dicevo e di cui ho riferito tante volte nella più completa indifferenza generale.

RD – Perché, allora, quelle reazioni al video?

SM – Semplicemente perché ho assolto i vaccini da un delitto che non potevano avere commesso.

RD – Cioè?

SM – Una giornalista che, con tutta evidenza, non aveva la preparazione sufficiente per trattare l’argomento ha messo assieme una documentazione in cui “dimostra” (e la prego di chiudere la parola tra virgolette) che i cancri dei militari, argomento ormai noto e quasi sempre mal rappresentato, sono provocati dalle vaccinazioni. Di fatto si tratta di qualcosa che non si regge scientificamente ma che ha consentito alla giornalista di ottenere il Premio Ilaria Alpi.

RD – Come stanno, invece, le cose? 

SM – Vede, la scienza è parecchio esigente e restringe moltissimo la libertà di azione. Se io le cose non le dimostro, non posso

pretenderne dignità scientifica. Niente di male in tutto ciò perché ognuno può intrattenere le opinioni che preferisce, ma di opinioni si tratta e basta. L’errore che si commette sempre più spesso e che porta a conseguenze sempre meno leggere è quello di regalare autorevolezza a chiunque alzi la voce senza che ci si curi se dell’argomento di cui quel tale tratta non ha la minima conoscenza. Nel caso in questione, senza entrare in sottigliezze che temo risulterebbero noiose e che sarebbero forse ben poco comprensibili ai non addetti ai lavori, basterebbe constatare come non pochi soggetti malati delle stesse malattie dei militari e vissuti negli stessi ambienti non siano mai stati vaccinati, animali compresi. Molto altro ci sarebbe da aggiungere, ma mi fermo qui.

RD - Quindi lei dice che le vaccinazioni praticate ai soldati non danno problemi.

SM – Tutt’altro. Bombardare qualcuno di una valanga di vaccinazioni significa sottoporre quell’organismo ad uno stress enorme. Inoltre non si controlla mai se il soggetto sia in grado di tollerare quella pratica, se ne possa ricavare almeno teoricamente un beneficio, perché non di rado a diverse malattie si è già naturalmente immuni, se esistano allergie a qualcuno dei numerosissimi componenti, molti dei quali non dichiarati e sconosciuti sia al medico sia al soggetto. Quanto agli inquinanti, poi, ci si dibatte nel mistero più fitto, mistero che nessuno, autorità sanitarie in testa, pare aver voglia di svelare preferendo perfino negarne l’esistenza. In aggiunta i medici, non tutti ma molti, non hanno nemmeno idea che ci siano incongruenze tra ciò che hanno studiato all’università e ciò a cui sono stati convinti dall’industria farmaceutica . Dunque, una pratica, quella vaccinale, senz’altro da riconsiderare partendo dalle fondamenta e dimenticando tutte le assurdità che la cosiddetta Big Pharma fa passare per verità da tempo immemorabile inquinando la cultura di tanti medici con effetti mai del tutto valutati ma certo non positivi per la salute.

RD – Insomma, qualcosa di sbagliato.

SM – Non ci sono dubbi in proposito: qualcosa di sbagliato. Sì: le vaccinazioni come sono praticate ai soldati sono qualcosa di sbagliato ma non per questo si possono incolpare i vaccini di un crimine che, con ogni evidenza, non hanno commesso o di cui, per voler essere possibilisti al di là di ogni prova oggi esistente, non c’è la minima evidenza. Chiarisco: a  mia conoscenza non sono reperibili prove solide che i vaccini inducano cancro e se qualcuno quelle prove le ha, le mostri. L’invito vale comunque, anche oltre l’eventuale pubblicazione su riviste mediche che sopravvivono solo perché mantenute in buona parte proprio dalle industrie farmaceutiche e, per questo, immerse in un colossale conflitto d’interessi. Ma anche se si dimostrasse che i vaccini inducono cancro o lo possono indurre, che dire dei civili e degli animali vissuti nelle stesse condizioni dei soldati, ammalatisi senza essere mai stati vaccinati?

RD – Eppure pare che la teoria dei vaccini che uccidono i militari abbia un certo seguito.

SM – Tralasciando chi imperversa su Internet sostenendo tesi per puro tifo di tipo calcistico, a una frazione non trascurabile dei militari di alto rango la storia dei vaccini non dispiace affatto.

RD – Perché?

SM – L’unica condizione che accomuna tutti i malati delle patologie in questione – patologie che, in realtà, sono più numerose e varie dei soli tumori – è la presenza di micro- e nanopolveri nei tessuti malati. E parlo di uomini e di animali. Nei casi in questione quelle polveri sono generate in gran parte dall’uso di armamenti ad alta temperatura, uranio impoverito e tungsteno ma non solo. Accettando l’evidenza, si metterebbero automaticamente quelle armi fuori da ogni possibilità d’impiego perché risulterebbero concettualmente vietate dalle convenzioni internazionali.

RD – Perché?

SM – Perché sono armi di distruzione di massa molto particolari. Le polveri generate non sono bonificabili, sono in termini pratici in gran parte indistruttibili e, per questo, si conservano inalterate nel tempo, colpendo chi è presente nel territorio anche a guerra finita da un pezzo. A questo si aggiunge come le polveri passino da madre a feto provocando aborti e malformazioni fetali. E finiscono pure nello sperma con conseguenze tutt’altro che benefiche. Poi, ma solo per brevità, aggiungo appena che le particelle viaggiano per distanze enormi, andando a colpire almeno potenzialmente popolazioni che nulla avevano a che vedere con la guerra.

RD – Dunque, incolpiamo i vaccini e salviamo le bombe.

SM – Ha capito perfettamente.

RD – E’ curioso come lei, sempre molto critico nei confronti dei vaccini, ne diventi in un modo o nell’altro un difensore.

SM – Non è così. Io mi sono sempre limitato agli ambiti che conosco e sull’inquinamento nei vaccini mi sono sempre pronunciato in termini inequivocabili attaccando come era il caso l’industria farmaceutica e le cosiddette autorità sanitarie le quali, lungi dal vigilare, coprono grottescamente una situazione che meriterebbe, invece, grandissima attenzione, pubblicità, competenza e, in testa a tutto, onestà. Pensi solo, oltre al comportamento dell’Istituto superiore di sanità cui non do aggettivi, al silenzio totale della magistratura. E dire che io fui interrogato due volte dai Carabinieri sui risultati delle nostre analisi. Questo, però, senza che ne uscisse un seguito, senza che un magistrato mostrasse un barlume di curiosità per un argomento importantissimo. Ma, nonostante ciò, non si può incolpare Al Capone dell’attentato alla stazione di Bologna. Malauguratamente non pochi attivisti anti-vaccino non si rendono conto che tesi stravaganti tolgono credibilità a chi vorrebbe vederci chiaro e, nel suo piccolo ambito, si comporta in maniera strettamente scientifica ottenendo risultati che, pur indiscutibili, cadrebbero nel calderone delle fesserie. Quando gl’industriali del farmaco s’imbattono in certi argomenti ridicoli si fregano le mani e segnano un goal a porta vuota.

RD – Eppure lei stesso ha visto le particelle nei vaccini e ha sempre sostenuto che queste non fanno proprio bene.

SM – Ed è proprio per questo che vorrei chiarezza da parte dei produttori e dei controllori, magari pregandoli di essere onesti e di lasciare da un canto i dilettanti. Vedo di spiegarmi. Le patologie da particelle si acquisiscono di solito per inalazione o per ingestione (non di rado ambedue le modalità insieme) di polveri sospese in aria e polveri contenute per qualche ragione negli alimenti. A quanto sappiamo oggi dopo una quindicina d’anni di ricerca, perché la malattia si manifesti occorre che le quantità di polveri in gioco siano di una certa consistenza. Non è questo il caso dei vaccini. Una fiala, infatti, più di tanto non può contenere. A questo punto ci sono alcune possibilità da tenere in considerazione. Una è che le particelle si depositino relativamente vicine al punto d’iniezione senza diffondersi. L’esito di un caso simile potremo forse apprezzarlo tra diversi anni e, soprattutto, dovremo ricordarci di tenere conto dell’iniezione praticata. Il che è piuttosto improbabile stante la scarsa o, meglio, la nessuna attenzione prestata al problema con l’ignoranza a farla da padrona. Può essere interessante riportare quanto mi dicono alcuni veterinari, cioè che in alcuni animali, per esempio i gatti, si sviluppano tumori nel sito d’iniezione. Ma di questo non ho esperienza e mi limito a riferire. Per evitare malintesi, sia chiaro: non sono quelli i tipi di cancri dei militari. Se quelle particelle si diffonderanno nell’organismo, invece, è probabile, anche se non certo, che non ci siano effetti vistosi in ragione della piccola quantità. Altra cosa, invece, è presumibile che accada se il particolato entrerà, per colmo di sfortuna, in una cellula o nel cervello. Nel primo caso saranno possibili danni al DNA con effetti tutti da valutare. Nella seconda eventualità gli effetti dipenderanno dal punto o dai punti del cervello interessati. Insomma, non sappiamo un gran che perché manca esperienza sufficiente e questa faticherà a venire senza collaborazione da parte di chi all’argomento dovrebbe interessarsi sia per vocazione sia per motivi istituzionali. Una cosa è certa, comunque stiano le cose: quella roba nei vaccini non ci può stare e produttori e controllori hanno il dovere di smettere di giocare d’azzardo.

Roberta Doricchi

Diffondi questo articolo

PinIt