The Lancet Oncology: Correlazioni tra PM10 e tumori ai polmoni. Risponde Stefano Montanari

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Roberta Doricchi dell’Associazione Vita al Microscopio ha incontrato il dottor Stefano Montanari, direttore del laboratorio Nanodiagnostics di Modena e scopritore, insieme con la moglie, la dottoressa Antonietta Gatti, delle nanopatologie (1), cioè le malattie da micro- e nanopolveri.

Roberta Doricchi – Qualche giorno fa è stato pubblicato un articolo sulla rivista medica The Lancet Oncology con il quale si dimostra la correlazione tra cancro del polmone e inquinamento da polveri. Qual è il suo commento?

Stefano Montanari – Bisogna essere obiettivi: la Medicina non appartiene alle cosiddette scienze esatte e, per le proprie dimostrazioni, si affida alla statistica.

RD – Il che significa …?

SM – Il che significa, nella circostanza in questione, che ha bisogno di prendere in considerazione un  numero di casi che sia il più grande possibile per avvicinarsi alla verità con un margine di errore accettabile.

RD – Che cosa è stato fatto in questo caso?

SM – Quello che si fa di solito, solo che, stavolta, i numeri sono insolitamente grandi. Il dottor Raaschou-Nielsen e i tanti suoi collaboratori hanno eseguito una meta-analisi sugli articoli pubblicati sul tema, vale a dire un vaglio che tiene conto di tutti i casi pubblicati che potevano rientrare nell’interesse della ricerca e li ha elaborati statisticamente, eliminando per quanto possibile i dati che potevano portare confusione. Poi, per quasi 13 anni, il gruppo ha studiato 312.944 persone abitanti in 9 paesi europei di cui 2.095 hanno sviluppato un cancro ai polmoni.

RD – Un lavoro enorme.

SM – Sì, un lavoro paziente e obiettivamente poco divertente che richiede un numero molto alto di collaboratori capaci di operare entro parametri omogenei.

RD – E il risultato?

SM – Il risultato è che le polveri che vengono normalmente chiamate sottili possono causare forme di cancro polmonare.

RD – Qual è la novità?

SM – A dire il vero, almeno dal punto di vista concettuale, non gran che. Chi segue ciò che facciamo in laboratorio o anche solo legge i miei libri o assiste alle mie conferenze sa bene che queste cose noi le ripetiamo da oltre una dozzina d’anni e, in più, offriamo la spiegazione del fenomeno. Questo perché, a differenza di quanto, pur con grandissimo merito, è stato fatto dal gruppo che ha pubblicato su Lancet, noi studiamo i tessuti patologici dei malati e lo facciamo con una metodica di microscopia elettronica che abbiamo sviluppato a partire dal 1997, perfezionandola anche grazie ad uno dei progetti di ricerca europea ideati e diretti da mia moglie. Nel caso specifico il cosiddetto Progetto Nanopathology che si è svolto dal 2002 al 2005. Il dato che Lancet riporta relativamente alla capacità d’innescare cancro delle PM10 rispetto alle PM2,5, per esempio,  è del tutto esatto ma è incomprensibile se non si conoscono le nostre ormai vecchie scoperte. Le PM10 sono composte principalmente da particelle grossolane e queste, una volta inalate, non riescono a passare dagli alveoli polmonari al sangue. Dunque, estrinsecano la loro capacità di produrre infiammazione e poi, di conseguenza, cancro, direttamente sul polmone. Le PM2,5, invece, 64 volte più piccole, passano al sangue e, da lì, entro poche decine di minuti arrivano ai vari organi dove vengono sequestrate per non uscirne più. È in quei tessuti, allora, che può nascere il cancro. Se si legge il dato nudo e crudo di Lancet senza spiegazione, si constata solo che il numero di cancri polmonari scatenati dalle PM 10 è più alto rispetto a quelli da PM2,5 e l’impressione che si può trarre è quella di PM10 più cancerogene delle PM2,5 quando è vero l’opposto. La differenza è che le PM10 sono più specifiche per il polmone, fermandosi lì, mentre le particelle più piccole sono molto più mobili e vanno ovunque. Se si prestasse attenzione alle particelle ancora più piccole, le PM1, ad esempio, il fenomeno sarebbe ancora più vistoso.

RD – Insomma, un articolo poco utile.

SM – Tutt’altro: un articolo molto comprensibile per chiunque e davvero fondamentale che servirà non solo ai medici ma sarà anche di ammonimento ai politici che danno allegramente il loro placet alla costruzione d’impianti d’incenerimento di rifiuti o di biomasse. Bisogna prendere atto, senza colpevolizzare nessuno, che i medici non hanno una mentalità scientifica e non sono particolarmente aperti all’interdisciplinarità. Così preferiscono ciò che viene pubblicato dai loro colleghi e poi ragionano su base statistica, a volte anche un po’ grossolana. Ma l’importante è arrivare al risultato. È un po’ come scalare un monte: ci sono vie più facili e veloci e altre più difficili e lente ma, alla fine, tutte arrivano in vetta. Noi abbiamo sempre avuto difficoltà a farci comprendere dai medici, e questo ha causato ritardi di anni nel progresso della conoscenza generale, ma, piano piano, prima o poi arrivano tutti. Pensi alla nostra scoperta sulla capacità delle polveri di provocare la formazione di trombi con conseguenti trombo-embolie polmonari, infarti ed ictus. Noi lo avevamo dimostrato con tanto di fotografie al microscopio elettronico all’inizio degli anni 2000. La Medicina ci è arrivata una decina di anni dopo. La stessa cosa è stata per la dimostrazione delle polveri che entrano nel nucleo delle cellule con i problemi conseguenti al DNA. Se lei guarda il pieghevole del progetto europeo Nanopathology del 2002, ci trova sopra una fotografia che scattammo noi al microscopio elettronico con le particelle in un nucleo di cellula epatica. Poi il progetto europeo DIPNA, sempre ideato e diretto da mia moglie, approfondì il tema.  Beh, la Medicina ci ha impiegato un po’ di anni ad arrivare e la nozione non è certo arrivata ovunque.

RD – Una Medicina lenta, dunque.

SM – Senza dubbio, ma, in fondo, è giusto così. La Medicina ha ovviamente bisogno dei medici ed è ineccepibile che i medici ragionino come sono capaci di fare. Va detto che la statistica è fondamentale in Medicina perché gli organismi complessi, e l’Uomo è il più complesso tra loro, ospitano una miriade di variabili  di cui un risultato rigorosamente scientifico rischia di non tenere conto. Non si deve dimenticare anche come i medici facciano un mestiere difficilissimo, gravato di enormi responsabilità, ed è giusto che facciano di testa loro.

RD – Restando al problema del cancro polmonare ma cambiando prospettiva, che ne dice dell’opinione di Enrico Bondi sull’incidenza dei tumori polmonari a Taranto?

SM – Mi dispiace che si presti attenzione a stravaganze del genere. È fin troppo evidente che Enrico Bondi non sa di che cosa sta parlando. Volendo escludere la malafede, negare gli effetti che un impianto come quello dell’Ilva è potenzialmente capace di generare significa essere terribilmente ignoranti. Particolarmente buffo, poi, addossare la responsabilità della situazione alla “grande disponibilità” di sigarette che ci sarebbe a Taranto. Con tutta la mia antica e motivata antipatia verso il fumo, se io fossi nell’industria del tabacco incaricherei i miei avvocati di studiare se non ci siano basi legali per chiedere ragione a Bondi delle sue affermazioni proferite senza la minima prova. Al di là di sciocchezze ingenue che fanno sorridere, per quello che riguarda Taranto è indispensabile rivolgere attenzione anche a tutte le altre patologie da polvere, cioè le nanopatologie. Vanno contabilizzate le malattie cardiovascolari, i cancri diversi da quelli polmonari, la perdita di fertilità maschile, gli aborti, le malformazioni fetali… Anche malattie come Alzheimer e Parkinson vanno tenute in osservazione. Ma questo è ben lontano dal bastare. Se si continuerà a non essere capaci di studiare i tessuti patologici cercando al loro interno i responsabili dell’innesco della malattia, si resterà sempre al palo.  Senza questo approccio non s’inizierà mai ad avere un’immagine veritiera della situazione e chiunque potrà dire la sua insensatezza quotidiana. Il sospetto è che sia proprio questo ciò che si vuole.

Dott. Stefano Montanari
Direttore laboratorio Nanodiagnostics
Via Fermi, 1/L
41057 San Vito (Modena)
http://www.nanodiagnostics.it
http://www.stefanomontanari.net 

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http://www.thelancet.com/journals/lanonc/article/PIIS1470-2045%2813%2970279-1/fulltext

http://www.stefanomontanari.net/sito/blog/2504-da-dove-viene-il-cancro-ai-polmoni.html

http://www.repubblica.it/salute/ricerca/2013/07/10/news/tumori_prima_conferma_del_legame_con_l_inquinamento-62703995/

http://www.romauno.tv/news.aspx?ln=it&id=35&n=39114

http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2013-07-10/linquinamento-causa-cancro-polmoni-174226.shtml?uuid=AbJ8D5CI

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