Elettrosmog

phone.brain_.jpg

di Stefano Montanari.

Quale sia la verità, anzi, la Verità con tanto di v maiuscola, è argomento d’indubbio fascino dibattuto da che mondo colto è mondo colto da filosofi, romanzieri e commediografi.

Uno dei dilemmi è se la Verità è ciò che cade sotto il dominio dei sensi o non, piuttosto, ciò che la mente percepisce.
Non essendo io un filosofo ed essendo non più che un modesto scrittore e commediografo per hobby, alzo le braccia e mi limito molto più realisticamente, almeno per quanto empiricamente mi riguarda, a ciò che avviene nel nostro organismo di fronte a certe sollecitazioni.

Ammettiamolo: quell’ammasso in gran parte misterioso di cellule diversissime tra loro che siamo noi manca della raffinatezza salottiera necessaria per rispondere alla domanda di che diavolo sia la Verità e si limita a reagire a quelli che sono fatti rozzamente “concreti” secondo leggi della cui origine filosofi, romanzieri e commediografi possono solo elucubrare instillando in qualcuno senza bon ton il dubbio che quei pensieri vengano da dei perdigiorno.

All’apice della raffinatezza ci sta l’uomo politico, una sottospecie zoologicamente ed etologicamente interessante dell’Homo sapiens sapiens, vale a dire l’animale Uomo, un animale il cui nome scrivo con la maiuscola così come ho scritto la parola Verità.
L’uomo politico deve fare, ma molto in grande, ciò che fa il capofamiglia: dare regole sagge alla sua gente e far sì che questa stia sana, e che non soffra la fame e il freddo come prescriveva la condotta e com’era l’impegno solenne degl’imperatori andini precolombiani.

Da noi, nel nostro mondo dove ormai quella raffinatezza di cui dicevo ha raggiunto livelli da vertigine mai toccati in passato, l’uomo politico fa di più: la sua gente la rende felice.
Non potendo evitare i dispetti della Natura che, arrogante e forse invidiosa com’è al cospetto della grandezza dell’Uomo, fa ammalare di malattie terribili quando aria, acqua e cibo diventano veleno, il politico sale un gradino e veste l’abito del filosofo.
L’atrazina sale in maniera inarrestabile nelle falde acquifere mettendo fuori legge quell’acqua? Niente paura: il politico filosofo -filosofo come voleva Platone e come volevano i cosiddetti Utopisti – entra in azione e alza i limiti, cosicché i suoi figliuoli (leggi popolo beato) sono certi di bere acqua azzurra e chiara come quella di Mogol-Battisti. I limiti precedenti erano semplicemente la soglia invalicabile per non morire avvelenati? Di qualcosa bisogna pure morire e, dunque, perché non morire contenti?

E, allora, senza fare troppa pubblicità, su con i limiti per la balneabilità del mare, su con quelli del benzo(a)pirene e su con quelli di una piccola caterva di altri composti che il rozzo organismo umano vede come tossici. E, allora, escludendole dagl’interessi della legge, non facciamo sapere niente delle polveri non biocompatibili che abitano da squatter gli alimenti. E, come le polveri, il filosofo ignora per il buon vivere della comunità, per non allarmarla e turbarne l’anestesia, una miriade di sostanze che popolano l’ambiente e che qualche scienziato bizzarramente restio ad accettare mance denuncia come venefiche. “Così è (se vi pare)”, diceva Pirandello, uno che si era portato a casa un Nobel, e al popolo che gode della saggia filosofia del suo politico-padre tocca il privilegio di una percezione di bello e di sano con, in aggiunta, la coperta di Linus dello scienziato juke box che, meglio se via TV, sentenzia ciò che la monetina chiede, sbeffeggiando come si conviene le leggi così antidemocratiche e così sgradevoli della Natura. Moriamo pure, ma facciamolo in letizia! Che bello avere il “termovalorizzatore” che fa scomparire i rifiuti trasformandoli in energia! Che bello essere protetti dall’ARPA che canta la sua tranquillizzante ninna nanna con le sue apparecchiature regolate su ciò che toglie preoccupazioni! Che bello avere le centraline di controllo dell’inquinamento atmosferico saggiamente taroccate o prudentemente rotte o casualmente in manutenzione quando l’aria diventa fastidiosamente densa! Che bello sapere che uova e carne alla diossina sono un ricostituente!

Ora, poi, il politico si è preoccupato per noi dedicandosi ai telefonini cellulari, quelle prolunghe dei nostri orecchi di cui ogni bambino che si rispetti deve essere munito per non soffrire di complessi. D’ora in poi i valori d’attenzione per il cosiddetto elettrosmog (6 Volt per metro) varranno solo all’interno degli edifici e così pare che non passeranno due anni che ci ritroveremo altre 15.000 antenne (forse qualcosa di più) sui balconi, nei cortili, nei giardini e dovunque farà comodo ficcarne una ai gestori delle reti. Impossibile fare a meno di quegl’impianti: la vogliamo o no la nuova tecnologia 4G? E, se la vogliamo, dobbiamo essere contenti che ci mettano l’antenna “long-term evolution” in terrazza. È la quarta generazione di telefonini: vedrete che meraviglia! E, se i casi di cancro aumenteranno come i disfattisti, gli allarmisti, i terroristi desumono strumentalmente da ciò che sostiene lo IARC, l’istituto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che si occupa di tumori, poco male: vorrà dire che chi gestisce i “termovalorizzatori” potrà sempre sostenere che l’aumento d’incidenza dei cancri soprattutto nei bambini mica è colpa loro. Finalmente Brescia, dove i tumori infantili hanno numeri da record mondiale, avrà un socio con cui spartire scientificamente le sue glorie.

L’importante è morire felici. Ora aspettiamo che il politico filosofo ci spieghi quanto è bello lasciare questo mondo accompagnati per qualche anno da un cancro e, magari, aspettiamo che ce lo comunichi via telefonino. 4G, però: la quarta generazione.

Diffondi questo articolo

PinIt