Malformazioni fetali e tumori infantili: un dato sempre in crescita

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di Stefano Montanari.

Che siamo immersi fino al collo nella più grave crisi economica da qualche secolo a questa parte è un fatto indubitabile. Non passa telegiornale senza che la cosa ci venga ricordata, senza che sia trasmesso un servizio su operai in cassa integrazione o licenziati perché l’azienda non ha più commesse o senza che si vedano cortei di protesta ad essere obiettivi piuttosto generici nel loro bersaglio.

Curiosamente, però, la medicina invocata dagli economisti “che contano” per guarire è la stessa causa della patologia: si deve comprare, comprare, comprare per “far ripartire l’economia” così com’è concepita da qualche tempo a questa parte. A nessuno pare sia venuto in mente che io non mi posso comprare un’auto ogni due mesi, una camicia tutti i giorni e uno yacht almeno una volta nella vita e, dunque, che un’economia basata su consumi che debbano per forza aumentare all’infinito non solo non è sostenibile ma è al di là di ogni fattibilità pratica. E, allora, alla medicina potrebbe solo conseguire un miglioramento tanto illusorio quanto fugace e portatore inevitabile di un aggravamento del guaio.

Discutere tutto questo non fa parte delle mie competenze e, allora, mi fermo qui. Dove, invece, mi permetto di addentrarmi appena un po’ è su di una situazione infinitamente più grave di quella relativa alla crisi dei quattrini. Parlo del Pianeta trasformato in una pattumiera e di parte degli effetti che il fatto comporta.

Già leggendo libri pubblicati decenni fa i cui autori erano più o meno consci della portata profetica di ciò che stavano scrivendo, confrontati come siamo con la realtà di oggi possiamo trovare in quelle righe tutto ciò che ora è diventato realtà. Ma basterebbe anche solo conoscere un po’ di chimica, un po’ di fisica e qualcosa di tossicologia – non tanto, appena un’infarinatura – non solo per ripercorrere la storia di come abbiamo fatto a trasformare la Terra in pattumiera ma per pronosticare quasi senza possibilità di errore il futuro.

Un aspetto particolarmente inquietante è quello della ripercussione dei veleni che scarichiamo con grande solerzia sulla nuova generazione e, ancor di più è facilmente indovinabile, su quella che verrà. Tra i veleni i più insidiosi sono senza ombra di dubbio le polveri o, meglio, quell’enorme frazione di polveri che non sono biodegradabili e che sono ben più piccole del più piccolo dei pollini. Ognuno di quei granelli è di gran lunga più tossico delle polveri grossolane che tanto ci preoccupano (la parte preponderante delle famose PM10) e, in aggiunta, appartiene ad una famiglia infinitamente più numerosa.

Questa roba viene prodotta quasi per intero da sorgenti antropiche ad alta temperatura, vale a dire motori a scoppio, centrali termoelettriche, inceneritori, impianti a biomasse, cementifici e quant’altro impieghi tanto calore. In pratica una fetta enorme del nostro mondo tecnologico di oggi.

Malauguratamente l’economia corrente ha una delle sue basi forti proprio incentrata su quel tipo di sorgenti e, dunque, chi da quelle sorgenti ricava denaro ne ricava tanto, e con tanto denaro si compra tanta roba. Certe anime per nulla escluse. Ecco, allora, che ometti senza dignità scientifica vengono travestiti da scienziati, e politici incapaci si atteggiano a statisti, cosicché una delle conseguenze è l’assoluzione o, meglio, la santificazione di quelle fonti di veleni. La comunicazione fasulla dei media che sopravvivono solo grazie al denaro che arriva da sponsor spesso non proprio selezionati moralmente fa il resto spacciando con lena informazione fasulla.

Vuole il caso che noi, nel nostro laboratorio, quelle polveri le abbiamo studiate per un bel po’ di anni e qualche scoperta interessante l’abbiamo fatta. Una di queste è la capacità di quei granellini

d’infilarsi nel nucleo delle cellule e di alterare il DNA. Un’altra è il passaggio facilissimo di quegl’inquinanti da madre a feto, il che ha conseguenze scientificamente interessanti: se il passaggio avviene all’inizio della gravidanza, l’embrione viene abortito e la cosa finisce lì. Se, invece, il passaggio avviene in un tempo successivo verso un feto già avanti nella sua formazione, ecco la possibilità di malformazioni, malformazioni che possono essere compatibili o no con la vita. In ogni caso si tratta di esseri umani che i politici ai quali ogni tanto tento di mostrarli rifiutano di vedere perché sono delicati di stomaco. Poi quelle foto servono loro per poter dire che io “gioco sull’emotività”. Certo: un bambino con una testa di forma irregolare grande quasi quanto il doppio del resto del corpo, peraltro malformato anch’esso, con occhi, orecchi, naso e bocca ficcati là dentro a casaccio non è né un caso scientifico né un caso umano ma solo un caso emotivo da trattare come una seccatura.

Un altro fatterello interessante è che il feto esercita una sorta di effetto spugna, attraendo a sé le polveri inquinanti e liberando chi lo ospita nella pancia dalla sporcizia. Insomma, il ragazzino non ce la fa a nascere o, se ce la fa, è emotivamente sgradevole ma, in compenso, salva la madre dagli effetti di quella roba. E la madre non si rende conto quasi mai che deve ringraziare quella poltiglia che ha partorito se non si è beccata qualcosa di brutto, per esempio un cancro, malattia che, comunque, magari ha colpito il neonato già in utero pur con sua madre in buona salute.

I mezzi di cosiddetta comunicazione non si sono soffermati sull’argomento, ma non è male sapere che la Cina è protagonista di un fenomeno che dovrebbe essere degno di nota: aborti e malformazioni aumentano ogni anno ed hanno raggiunto ormai cifre da capogiro. E in certe zone inquinate da metalli pesanti come il mercurio o il piombo nascono bambini cretini in quantità. Perché la Cina? Beh, chi c’è stato (io, per esempio) avrà forse notato come laggiù l’inquinamento sia quasi palpabile nell’aria e avrà pure osservato qual è la filosofia economica e morale dei suoi governanti.

Ma anche noi ci difendiamo bene. Nel silenzio dell’“informazione”, mesi fa uscirono alcuni dati non propriamente tranquillizzanti sui tumori infantili di casa nostra: raddoppiati negli ultimi cinque anni con una punta da record assoluto a Brescia, guarda caso – chissà se c’entra, – la città che vanta uno degl’inceneritori più grandi del mondo.

Anche noi, nel nostro piccolo laboratorio prima che il tragicomico Beppe Grillo ce lo devastasse sottraendoci il microscopio elettronico che ci è indispensabile, abbiamo condotto qualche ricerca sperimentale in proposito in Sicilia e ciò che abbiamo trovato non è propriamente tranquillizzante.

Insomma, che cosa abbiamo fatto noi uomini moderni? In nome di un approccio all’economia che ci ha portati all’ovvio naufragio abbiamo avvelenato il pianeta di cui siamo ospiti e da cui non possiamo evadere. Forse ironicamente la fregatura grossa non la prenderanno i responsabili della situazione, molti dei quali appartengono alla mia generazione, quella che ormai la biologia sta rottamando, ma la prenderanno sempre di più gli esseri che ci sostituiranno. Quelle di oggi non sono più avvisaglie all’orizzonte ma certezze che chiunque potrebbe toccare con mano se solo vincesse la pigrizia e aprisse gli occhi per collegarli alla parte razionale del cervello.

E, allora, che cosa dobbiamo fare? Beh, se abbiamo qualche interesse verso i nostri figli, cominciamo a vergognarci per tutta l’eredità che abbiamo sottratto loro ed impegniamoci non a chiacchiere ma a fatti a riparare. Il primo passo è quello di ripulirci la testa dalle enormi falsità che ci sono state propinate fino ad oggi a scopo di lucro e di farci una cultura obiettiva che non sia distorta da interessi altrui o da ciò che ci piace illuderci sia la realtà. Una volta che avremo coscienza della situazione sarà tutto molto meno difficile.

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