Intervista al Dott. Stefano Montanari

A seguito della recente vittoria elettorale del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, Roberta Doricchi dell’Ass.ne Vita al Microscopio   ha intervistato il dott. Stefano Montanari per fare il punto della situazione su quello che è stato un cavallo di battaglia in campagna   elettorale, la lotta contro gli inceneritori.
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R.D. – Beppe Grillo si è espresso in toni molto morbidi a proposito della vicenda ILVA. Come commenta l’atteggiamento?

S.M. – Conoscendo molto bene e per esperienza diretta il personaggio, trovo la cosa perfettamente in linea con il lavoro che gli è stato commissionato. Da buon genovese da barzelletta Grillo ha una venerazione per le palanche e dovunque girano quattrini lui ci vede una possibilità da non perdere. Se lei va indietro qualche anno, vedrà che Beppe tuonava contro le grandi banche e, in particolare, contro il signoraggio. Poi,da quando Casaleggio, tra i cui clienti c’è la JP Morgan, lo ingaggiò, il silenzio assoluto. Anzi, ricordo bene – lo ricordo perché c’ero – quando nel 2006 a Sorrento ci fu una riunione dei meetup (allora le 5 Stelle erano ancora di là da venire) e qualcuno sollecitò Grillo a parlare del signoraggio. La reazione fu d’imbarazzo e poi un “tutte balle!” Il che stupì non poco i grillini che forse non si aspettavano il voltafaccia. Per quanto riguarda l’ILVA, perché inimicarsi un miliardario?

R.D. – Ma Grillo ha fatto della lotta all’incenerimento dei rifiuti una delle sue bandiere, e intorno all’incenerimento girano miliardi.

S.M.
– Forse i quaranta e più anni di consuetudine con la scienza mi hanno deformato e io non riesco a considerare le chiacchiere ma solo i fatti. È vero: Grillo ha attirato a sé una gran parte del popolo anti-inceneritorista, ma lo ha fatto per uno scopo evidente. Usando una tecnica collaudata e di successo insieme con la sua indubbia abilità di venditore, Beppe si è presentato come il campione del no ai falò dell’immondizia. Ecco, allora, che un esercito di persone, quasi tutte in buona fede, mettendosi con lui ha creduto di lottare contro quella pratica senza poi accorgersi o preferendo non accorgersi che, in ogni caso, il risultato è stato obiettivamente nullo. Nullo esattamente come Grillo e, soprattutto, Casaleggio che di Grillo detta ogni mossa volevano perché è lì che girano le palanche. Guardi quello che è successo a Parma: un incidente di percorso, ma qualcosa che illustra bene la tecnica. A Parma le 5 Stelle presentano alle elezioni amministrative un tale Federico Pizzarotti. È poco più di un ragazzo, non ha esperienza, non ha cultura, ma esperienza e cultura non sono certo doti che interessino Casaleggio. Anzi, non ci devono proprio essere perché, ci fossero, il rischio sarebbe quello di dover spiegare comportamenti imbarazzanti e, in definitiva,di essere messi in discussione. Uno dei cavalli di battaglia del candidato di Parma è il blocco del costruendo, anzi, dell’ormai terminato inceneritore di rifiuti che appesterà la città. Casaleggio è abbastanza sicuro: Pizzarotti non arriverà nemmeno al ballottaggio e così ci si può permettere di mettergli in bocca la promessa che, lui sindaco, quell’inceneritore non sarebbe stato acceso. Sfortuna volle che, a sorpresa e con la costernazione di Casaleggio, Pizzarotti sia diventato sindaco. Che fare? Il business dell’impianto non doveva certo essere fermato perché Casaleggio e, di conseguenza, Grillo, stanno dalla parte dei quattrini. E allora il povero ragazzo Federico, pulcino nella stoppa, si è visto accendere l’inceneritore senza nemmeno essere preso inconsiderazione, dovendosi sobbarcare una sconfitta voluta dai suoi stessi capi che lo ha reso ridicolo. Ridicolo a tutti tranne che ai grillini, naturalmente,perché il grillino ha il senso critico del tifoso di calcio.

R.D. – Ma ad Aosta Grillo si è battuto perché l’impianto di gassificazione non venisse costruito.

S.M. – Beh, la cosa andò in maniera diversa. Io feci un sacco di lavoro per il comitato locale tenendo tre conferenze, una ad Aosta, una a Pont Saint Martin e una a Courmayeur, e preparando documentazione tecnica e scientifica che mise in palese difficoltà chi voleva quel gassificatore. A quel punto, all’immediata vigilia del referendum popolare che avrebbe dovuto decidere se l’inceneritore si sarebbe fatto o no, Grillo andò ad Aosta dove si esibì in una sorta di comizio in cui intrattenne la folla su argomenti che ben poco avevano a che fare con i rifiuti, argomento di cui, in realtà, sa ben poco e molto spesso, esattamente come avviene per molti altri argomenti, spara castronerie di tutto riguardo. Ad Aosta c’erano due possibilità relative al referendum: la prima era che non si raggiungesse il quorum che in regione è del 40% e, per questo, non si facesse neppure lo spoglio delle schede. Il secondo era che il quorum venisse raggiunto e, in quel caso, per l’impianto non ci sarebbe stato scampo. In ambedue i casi Grillo, procurandosi come suo costume meriti che non ha, avrebbe avuto da guadagnare perché senza quorum il gassificatore si sarebbe fatto come voleva lui ma lui avrebbe salvato la faccia. Raggiungendo il quorum, invece, niente impianto a dispetto delle mire reali di Grillo ma il risultato gli avrebbe regalato la “prova” (metta le virgolette) della sua sincerità, un risultato del tutto funzionale a consolidare il suo travestimento ad uso e consumo dei grillini. In questi giochetti Beppe è sempre stato maestro da persona non intelligente ma furba qual è.

R.D. – Quindi, l’ambientalismo…

S.M. – Al duo Casaleggio-Grillo dell’ambiente non importa un fico secco. Guardi con che disinvoltura Grillo ci ha fatto sottrarre ormai tre anni e mezzo fa il microscopio elettronico con il quale portavamo avanti una ricerca sull’ambiente che era micidiale per i suoi interessi [la vicenda è raccontata all’indirizzo http://www.stefanomontanari.net/sito/images/pdf/grillo_microscopio.pdf (N.d.R.)]. La mossa di mettersi alla testa di chi per l’ambiente si batte è stata vincente per i suoi clienti e, di conseguenza, un colpo da KO per l’ambiente e per la salute di tutti. Milioni di persone illuse di combattere e, di fatto, neutralizzate.

R.D. – Possibile che nessuno si accorga della situazione?

S.M. – Il fenomeno ha più di un aspetto. Si è mai chiesta perché nessun partito, destra o sinistra non fa differenza né fa differenza chi ipocritamente ficca la parola ecologia nel nome dello schieramento, ha mai colto l’opportunità di attaccare Grillo su una vicenda come quella della ricerca che lui ha imbavagliato, vicenda che avrebbe dovuto scatenare il putiferio e che, invece, è passata sotto silenzio?

R.D. – Me lo dica lei.

S.M. – È ovvio: la nostra ricerca non dà via d’uscita a chi lucra sui rifiuti e sui rifiuti si mantiene almeno in parte notevole la politica italiana, in assoluto la più lussuosa e sprecona del mondo. Di fatto Grillo è perfettamente funzionale a questo tipo di corruzione pubblica. E poi, legga i giornali, guardi la TV, ascolti la radio: il silenzio più totale. Ancora una volta la cosa è ovvia, i media vivono di pubblicità e la pubblicità la paga chi fa girare in quattrini. Dunque, censura e Grillo in assoluta libertà di fare ciò che Casaleggio gli fa fare.

R.D. – Eppure Grillo ogni tanto porta con sé degli scienziati che parlano a favore dell’ambiente e della salute.

S.M. – Se per lei uno scienziato è qualcuno che fa ricerchine da scuola media su Internet senza mai aver fatto un giorno di ricerca scientifica sul campo… Quei personaggi sono utilissimi alla causa reale di Grillo perché non possono incidere, riportando semplicemente notiziole raccattate qua e là prive della forza che hanno i risultati offerti da chi la ricerca la fa davvero. In quel modo gli eventuali dibattiti sono di ben scarsa efficacia perché da una parte c’è un ciarlatano di qualche politecnico che, prostituendosi, presenta risultati propri, per falsi che siano. Dall’altra c’è un tale che cita dati altrui senza conoscerne i risvolti e gli approfondimenti. Insomma, una sconfitta già al momento di scendere in campo esattamente come deve essere.

R.D. – Ma la gente?

S.M. – Molti grillini non sanno niente delle imprese di Beppe. La loro informazione viene dal blog di regime dove i post firmati Grillo sono scritti dai Casaleggio padre e figlio e in quel blog, oltre alle panzane più clamorose fino al grottesco, vige una censura ferrea. Chi sa qualcosa si difende con un goffo “se Beppe l’ha fatto, avrà avuto le sue ragioni.” Il che è ineccepibile, ma le sue ragioni non sono certo presentabili, tanto che Beppe scappa terrorizzato al solo pensiero d’incontrami. Ma la cosa più squallida è il comportamento dei parlamentari. Scelti oculatamente da Casaleggio per la loro “affidabilità”, molti sono perfettamente al corrente delle imprese di Grillo, ma ben si guardano dall’alzare un dito. Dopotutto è grazie a lui che si trovano ad occupare una poltrona comoda e strapagata il cui mantenimento chiede solo che si dia in cambio la dignità. E, se la dignità non c’è, viene tutto gratis. Detto a margine, ci sarebbe da ridere se non fosse tragico lo spettacolo che questi figuranti offrono. Impegnatissimi a discutere degli scontrini delle spese, del ristorante del Senato, delle scomuniche a chi ha presenziato ad una trasmissione TV o ha rilasciato uno spezzone d’intervista ad un giornale, mentre il paese che quelli rappresentano come da Costituzione va a ramengo.

R.D. – Qual è, secondo lei, il futuro del partito di Grillo?

S.M. – Se i sussulti di dignità,che ci sono, non saranno episodi isolati e, soprattutto, se questi sussulti verranno da chi siede in parlamento, il partito si sbriciolerà rapidamente. Comunque sia, per le 5 Stelle non c’è futuro come per qualunque partito nato esclusivamente intorno ad una persona. Ma basta anche che i clienti di Casaleggio, quelli per i cui interessi il Movimento è stato creato e viene sostenuto economicamente, decidano per mille motivi di cambiare strada ed ecco che delle 5 Stelle resterà solo il ricordo pittoresco. Può essere interessante e anche consolante osservare come i presenti ai comizi di Grillo si siano drasticamente ridotti rispetto a ben poco tempo fa. Non ho idea del motivo, ma voglio sperare si tratti di aperture di occhi e di cervello. Per aver partecipato a non pochi spettacoli del Grillo ancora non travestito da politico mi viene da sorridere al ricordo di come il personaggio si disperasse allora quando vedeva un posto vuoto in platea. A soffrire era l’ego e in aggiunta c’era il rodimento di un incasso da cui mancava un biglietto. Chissà, potrebbe pure essere che Beppe, da prima donna isterica com’è, vedendosi privato dei bagni di folla, si ritiri a vita privata. È una battuta, naturalmente, perché fino a che esisteranno interessi cospicui Grillo stringerà in denti.

R.D. – E per il resto come vede il futuro?

S.M. – Il futuro ce l’abbiamo in mano noi. Noi tutti, intendo, grillini e persone normali. È incontestabile il fatto che ci siamo incanalati in una strada senza ritorno e la valanga di voti ad un personaggio incredibile come Beppe Grillo ne sono la testimonianza. Ma questo fa parte della psicologia dello psicolabile, di colui che demanda ad altri il pensiero, un soggetto che, ahimè, costituisce una bella fetta della società. Basta guardare al successo di Wanna Marchi per averne contezza. Del resto, però, sono stati proprio tutti i partiti che infestano il panorama della nostra politica a costituire i suoi sponsor migliori continuando a tenere una condotta oggettivamente intollerabile e, alla lunga, è scritto in cielo che la corda si spezzi. Così si corre, disposti a tutto o, almeno, a molto, da chi per riparare il buco propone una pezza, e lo si fa rifiutando di vedere che la pezza è infinitamente peggiore del buco. Mi rendo conto che, per chi vive e prospera di politica, è difficile rinunciare ai privilegi acquisiti, ma non c’è altra strada se non si vuole cadere in mano ad un gruppo di soldatini ciechi,sordi e accuratamente decerebrati che ubbidiscono senza occhi, senza orecchi e senza cervello a qualcuno che mira dichiaratamente a portarci al macello. Il futuro? Il futuro lo vedo se non nero almeno grigio ferro perché il futuro è, per ovvi motivi, in mano ai giovani, e i giovani ce li hanno in gran parte portati via con l’inganno, privandoci della possibilità di un riscatto o, almeno, rendendoci il riscatto molto difficile.
Ma ogni tanto i miracoli esistono e, allora, bisogna essere ottimisti nonostante tutto.

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Lo zen, la corsa e l’arte di vivere con il cancro – di Simone Grassi

Lo zen, la corsa e l’arte di vivere con il cancro

Il libro esce in prima edizione nel giugno 2012 ed è scritto da Simone Grassi autore debuttante.

È al momento acquistabile in questo sito al link: Pagina del catalogo per l’acquisto del libro!

La sua formula originale intreccia una parte autobiografica, che descrive il primo anno di vita da paziente oncologico alternandosi con i racconti di corse e gare fatte svoltesi 6 anni di carriera podistica, in cui rivive i momenti spesi a New York, Firenze, Las Vegas, Irlanda, Vienna e non per ultima sulle colline tosco romanole nella 100km del passatore da Firenze a Faenza. Quelle sensazioni di forza che restano per anni in sospeso, lasciando aperta la domanda sul perché si corre, domanda che viene risposta lungo tutta la lettura del libro, nell’alternarsi delle descrizioni dei problemi dovuti alla malattia con gli alti e bassi, felicità e fatica, vissuti durante gare e allenamenti nelle lunghe distanze.

Infine il tutto si intreccia con un vero e proprio romanzo, in pieno genere di fantascienza, in cui l’autore ha voluto raccontare una storia, esplicitamente del tutto scollegata con il resto del libro, ma i cui significati più impliciti si intersecano e sovrappongono con le due parti autobiografiche del libro, cercando di esplorare la propria spiritualità e quella dell’essere umano in una involontaria ricerca di una sfera Zen in se stessi.

Gli entusiasti commenti dei circa cento lettori di test, hanno convinto l’autore a parte il prima possibile seppure con una edizione casereccia, per la quale ringrazio la casa editrici youcanprint.

Alcune dei commenti e sono presenti nella sezione recensioni e nella stessa prefazione firmata da Stefano Montanari. La quarta di copertina è stata impreziosita dalla testimonianza del mitico (sicuramente fra noi podisti delle lunghe distanze lo è) Giorgio Calcaterra, che trovate qui sotto, nell’immagine che rappresenta la quarta di copertina del libro.

Il ricavato dalle vendite del  volume è destinato all’Associazione di promozione sociale “Vita al  Microscopio” per sostenere la ricerca degli scienziati Antonietta Gatti e  Stefano Montanari sulle nanopatologie.

Maggiori informazioni http://www.simonegrassi.biz/il-libro/

Basterà versare un contributo associativo di almeno 12,00 Euro per ricevere in omaggio una copia del libro a:

Ass.ne Vita al Microscopio

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Il libro sarà spedito a casa tua o all’indirizzo che ci avrai indicato, senza spese di spedizione.

Per informazioni e prenotazioni scrivi o contattaci a:

Ass.ne Vita al Microscopio, Via Monte Massico 87 sc.RR, 00139 Roma, tel/fax 0697993590,

segreteria.vitalmicroscopio@gmail.com
http://www.vitalmicroscopio.net

 

 

 

 

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Il Consiglio comunale di Cerveteri si schiera contro il biogas a Pian della Carlotta!

 CERVETERI – L’Amministrazione comunale si schiera contro l’impianto biogas di Pian della  Carlotta. Questa la linea emersa ieri al termine del Consiglio comunale aperto convocato su richiesta  dei Comitati che da mesi si stanno battendo contro la pericolosa struttura di smaltimento dei rifiuti.    Il Sindaco Pascucci ha proposto al Consiglio di istituire una Commissione consiliare che affronti con  competenza gli aspetti e le problematiche legati alla produzione energetica da biogas o di qualsiasi  altro impianto legato alle energie rinnovabili. Tale commissione dovrà confrontarsi con i comitati,  con le associazioni ambientaliste e con esperti del settore. La proposta è stata votata  favorevolmente all’unanimità dei consiglieri comunali presenti.

 “Negli scorsi mesi – ha dichiarato in Consiglio il Sindaco Pascucci – una società privata ha inoltrato  al Comune una richiesta di realizzazione di un ulteriore impianto a biogas con caratteristiche simili a quello attualmente in fase di realizzazione. Abbiamo provveduto immediatamente a bloccare questo progetto richiedendo alla Società documentazione integrativa e più esaustiva. È bene ribadirlo spesso, perché sembra che qualcuno abbia la memoria molto corta sul nostro continuo impegno a difesa della salute e del territorio. Qualcuno vuole a tutti i costi addossarci le responsabilità delle mancanze della passata Amministrazione che non ha saputo affrontare con forza, nelle sedi e nei tempi dovuti, il contrasto all’impianto di Pian della Carlotta. Queste persone denotano scarsa conoscenza del problema o, peggio, mala fede. L’impianto di Pian della Carlotta, allo stato attuale, è autorizzato da tutti gli organi competenti. Questo non significa che la nostra battaglia per la salute e per la vita non stia proseguendo con tutte le armi che sono a nostra disposizione”.
“Il Comune di Cerveteri è all’avanguardia nello sviluppo di politiche per la sostenibilità ambientale – prosegue – Abbiamo aderito al Patto dei Sindaci, iniziativa europea in linea con il Protocollo di Kyoto, ma abbiamo emendando il documento ufficiale escludendo il biogas dalle tecnologie di produzione da sostenere. È comunque necessario ribadire che il Protocollo di Kyoto, e di conseguenza l’intero Ordinamento italiano, includono il biogas tra le fonti rinnovabili, tanto che lo Stato prevede degli incentivi economici per chi realizza impianti di questo tipo”.
Nel corso del Consiglio comunale aperto il Prof. Stefano Montanari, esperto incaricato dal Comune di Cerveteri di redigere uno studio sull’impatto di Pian del Carlotta, ha anticipato alcuni contenuti del lavoro che a breve consegnerà all’Amministrazione. Dalle parole del tecnico è emerso chiaramente che la documentazione presenta delle forti lacune e che senza la necessaria integrazione dei documenti, non sarà possibile capire il reale impatto dell’impianto. “Attendiamo fiduciosi i risultati della ricerca del professor Montanari. Quanto da egli stesso dichiarato in Aula Consiliare conferma la bontà della nostra decisione di non emettere ordinanze campate in aria, che non poggiano su basi scientifiche o tecniche. Se avessimo fatto questa ordinanza avremmo esposto la nostra città a un rischio enorme e a uno scontato esito negativo. Oggi, però, alla luce delle ipotesi del professore, aumentano i nostri dubbi e le nostre preoccupazioni sulle ricadute che l’impianto poterebbe avere sull’ambiente e sulla salute. La nostra attenzione e lo scrupolo nell’analisi della documentazione saranno massimi. A noi non interessa strappare applausi, e di certo gli applausi non bastano. Anzi, come Amministratori seri e responsabili sappiamo che non ci possiamo permettere di fare demagogia. Dobbiamo invece lavorare con serietà e coscienza. Ma sia chiaro: non consentiremo a nessuno di mettere in funzione impianti che possano arrecare danni ai nostri figli e ai nostri concittadini”.

fonte http://www.centumcellae.it/comprensorio/il-consiglio-comunale-di-cerveteri-si-schiera-contro-il-biogas-a-pian-della-carlotta/

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“Appello per la nostra dignità” – Antonietta Morena Gatti

“Appello per la nostra dignità”

di Antonietta Gatti

 Ancora una volta l’Italia ha fatto una gran “bella” brutta figura mondiale. Mi  riferisco al caso dei marò e a  tutta la “diplomazia” che lo sta caratterizzando.

Io non voglio discutere di ciò che è accaduto davvero: non c’ero, non ho visto  niente e, da quello che ho  letto e sentito, esiste più di una versione. Non voglio  nemmeno emettere giudizi a carico o a discarico dei  due militari. Ciò che affermo è  che l’incidente è avvenuto in acque internazionali e, per convenzione  globale, l’India  non ha veste per processare i due soldati.

Accenno appena all’incompetenza indecorosa della nostra diplomazia e non posso  non chiedermi che cosa sarebbe successo se, invece di un’Italia senza prestigio, ad  essere coinvolta fosse una nazione come, per esempio, la Gran Bretagna.

Ma, prescindendo da tutto ciò, gli Italiani  “brava gente “  non possono tollerare che  due lo connazionali rischino la  pena di morte o, ben che vada, la galera solo per aver fatto  ciò che la “Patria” aveva chiesto loro di fare. Noi Italiani non  possiamo ammettere di essere ricattati da un paese che si prende gioco del diritto internazionale e che, addirittura, si permette di prendere come ostaggio un ambasciatore, una cosa che  nemmeno  quelli che noi chiamiamo selvaggi avrebbe mai fatto. Pertanto chiedo a tutti gli Italiani di buona volontà, quelli che  vogliono credere ancora in questo paese, di mobilitarsi per una giusta soluzione per i due marò: devono tornare a casa e  affrontare un processo equo nel loro paese o davanti ad una corte internazionale. Se hanno sbagliato pagheranno. Se  ha sbagliato qualcun altro, pagherà quel qualcun altro. Comunque sia, deve essere chiaro che nessuno può permettersi  di ledere la dignità degli Italiani “brava gente” indipendentemente da chi li rappresenta. Ciò che si chiede è solo giustizia  e la giustizia non ha nazionalità né colori politici.

Chiedo allora a chi ha un blog di riprendere questo mio appello e a tutti coloro che mi leggono di fare due cose molto semplici:

a-  Mandare una mail a Massimiliano Latorre e Salvatore Girone presso l’ambasciata italiana di Nuova Delhi (ambasciata.newdelhi@esteri.it) dicendo loro che non vogliamo abbandonarli.

b-  Preferibilmente il giorno di Pasqua scrivere il seguente messaggio sia al primo ministro indiano Manmohan Singh (http://pmindia.nic.in/feedback.php) sia al Chief Minister del  Kerala, Oomen Chandy  all’indirizzo chiefminister@kerala.gov.in

The Italian people cannot tolerate that their compatriots Massimiliano Latorre and Salvatore Girone are denied the rights that  the international laws provides for and that their ambassador is taken hostage against any rule.

 So, starting from Easter day, the  Italian people will not buy anything produced in India, will not buy anything in Indian shops, will not eat in Indian restaurants and will not hire Indian workers.”

 (firma)

 La traduzione in Italiano è:

Il popolo italiano non può tollerare che ai loro compatrioti Massimiliano Latorre e Salvatore Girone siano negati i diritti che le leggi internazionali prevedono e che il loro ambasciatore sia preso in ostaggio contro ogni regola.

 Così, a partire dal giorno di Pasqua, gli Italiani non compreranno nulla che sia prodotto in India né che sia venduto in negozi indiani; non mangeranno in ristoranti indiani e non assumeranno mano d’opera indiana.”

Spero sia chiaro che ciò che chiedo non ha connotazioni “politiche” ma è solo un appello a che le convenzioni internazionali siano rispettate e non si cada nell’arbitrio.

Antonietta Morena Gatti

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Che aria tira nella Valle Galeria? Malagrotta – Roma

 


 

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Il NO alla centrale a biomasse a Fossoli – Carpi(MO)


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Comunicato Stampa 7 gennaio 2013: Eurofobia – Una Vita Al Microscopio (Official Video)

COMUNICATO STAMPA
7 gennaio 2013

Dopo anni d’impegno nella lotta alla libera informazione scientifica a sostegno della ricerca sulle nanopatologie, l’associazione VITA AL MICROSCOPIO trova un modo per comunicare anche con le nuove generazioni, sempre più esposte al rischio di patologie connesse all’inquinamento ambientale, e lo fa entrando nella loro casa, la musica, per informarli di ciò che sta accadendo in Italia e nel resto del mondo.

Per la realizzazione del progetto Vita al Microscopio si avvale della collaborazione artistica della band emergente EUROFOBIA, trio composto da King Stewee, Big Fil e 40ine, per la composizione del brano musicale “Una vita al microscopio” (da domani visibile sul canale ufficiale YouTube della band) e della collaborazione di Primafilm Creative District e il filmaker Marco Carlucci per realizzazione del video, premiato con l’International Award “Roma Videoclip 2012” nel dicembre scorso.

Il video, girato interamente all’interno degli Studios di Cinecittà, è liberamente ispirato alle reali vicende dei ricercatori Antonietta Morena Gatti e Stefano Montanari, scopritori delle patologie connesse all’inquinamento provocato dalle polveri sottili e dalle nanoparticelle generate da numerosi processi industriali legati alla produzione di armi e farmaci, che da anni denunciano la nocività delle emissioni degli impianti d’incenerimento dei rifiuti. All’interno del video il regista Marco Carlucci ha voluto inserire delle immagini dei suoi film-denuncia “Il punto rosso” e “Sporchi da morire” che affrontano i temi della corruzione politica e dell’inquinamento prodotto dagli inceneritori.

“Una vita al microscopio” non rappresenta, quindi, solo la realizzazione di un progetto ma il rinnovamento di un impegno sociale a tutela della Vita e della Salute anche per le generazioni future.

“I proventi derivanti dai diritti di edizione sul brano “UNA VITA AL MICROSCOPIO” in uscita dall’8 gennaio 2013 sul canale ufficiale saranno devoluti dagli Eurofobia all’associazione Vita Al Microscopio per la ricerca sulle nanopatologie.” [King Stewe]

(clicca sul video)

 

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Opera d’Amore – di Mimmo Critelli

“Opera d’Amore, poesie dal carcere” – di Mimmo Critelli.

Mimmo Critelli, detenuto nel carcere di Voghera dove sta scontando la pena  dell’ergastolo, ha scritto le poesie contenute nel libro “Opera d’amore”. Con  parole a volte “crude” e “forti”, Mimmo Critelli ripercorre momenti di vita  vissuta che, però, guardano al futuro, anche a quello non più terreno. Ci sono  pensieri e riflessioni che hanno condotto l’autore a interpretare momenti  ”amari” con una sorprendente saggezza. Il risultato è la serenità di un uomo i  incarcerato. Una serenità che fa riflettere. In una nota introduttiva alle poesie,  l’autore scrive tra l’altro: “La mia unica compagna è la penna con cui scrivo.  Anche se nessuno si prende cura di me, io con il sentimento del bene mi  prendo cura di tutti. Il mio cuore è la mia casa, senza porte, senza finestre  entrano tutti. Entra anche il vento come suono d’amore. Con il cuore e le  parole del cuore accaloro tutti, sazio tutti”. Il ricavato dalle vendite del  volume è destinato all’Associazione di promozione sociale “Vita al  Microscopio” per sostenere la ricerca degli scienziati Antonietta Gatti e  Stefano Montanari sulle nanopatologie.

Basterà versare un contributo associativo di almeno 5,00 Euro per ricevere in omaggio una copia del libro a:

Ass.ne Vita al Microscopio

c/c postale n.8839340

codice IBAN IT57 V076 0103 2000 0000 8839 340

Versando la somma di almeno 15,00 Euro e compilando modulo d’iscrizione potrai dare una mano in più ed entrare a far parte della nostra associazione.

Specifica nella causale del versamento:

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Intervista alla Dott.ssa Antonietta Gatti

Roberta DoricchiRoberta Doricchi dell’Associazione Vita al Microscopio ha intervistato la dottoressa Antonietta Gatti immediatamente dopo il suo ritorno dalla Cina dove un consesso di scienziati provenienti da tutto il mondo l’ha insignita del titolo di Fellow dell’International Union of Societies for Biomaterials Science and Engineering  per il suo contributo al progresso della scienza.
Le varie società nazionali di biomateriali e bioingegneria contano decine di migliaia di membri a livello mondiale e l’unione delle varie società ha eletto la dottoressa Gatti a far parte dell’élite di scienziati che si compone di 32 membri.


VM – Prima di tutto, congratulazioni per il riconoscimento internazionale. Che cosa significa essere nominata  Fellow dell’International Union of Societies for Biomaterials Science and Engineering?

Antonietta Morena GattiA.M. Gatti – Che cosa significa in generale è detto nelle motivazioni: ho contribuito al progresso della scienza, il che, tutto sommato, fa parte del mio dovere di ricercatrice. La definizione del gruppo di cui ora faccio parte, il College of Fellows, l’ha data il professor Peppas, presidente dell’International Union of Societies for Biomaterials Science and Engineering: the best of the best scientists in the world, cioè i migliori tra i migliori scienziati del mondo.  Impegnativo. Che cosa significa per me è un po’ complicato da spiegare. Non ci sono dubbi che la cosa mi ha fatto piacere anche se, in fondo, non è stata una sorpresa. Intanto ero stata informata della cosa oltre sei mesi fa, e poi, quando non ci sono interessi personali e conflitti d’interesse in ballo, era difficile per chi fa scienza e basta non riconoscere il valore della scoperta. Non mi fraintenda: nessuna presunzione da parte mia. Semplicemente mi sono accorta di cose che forse erano passate sotto gli occhi di chissà quanti altri scienziati ma nessuno si era soffermato a considerarle per quello che erano in realtà. Soddisfazione per il riconoscimento sì ma anche tristezza.

VM – Tristezza?

A.M. Gatti – Sì, e a spiegarla basta dare un’occhiata a che cosa fece a suo tempo chi doveva accorgersi per primo dell’importanza della scoperta, se non altro perché io ero inserita nel sistema di chi aveva il dovere di accorgersene. E basta dare un’occhiata a tutto quanto è accaduto sul mio conto, negli anni, in Italia, il paese che, bene o male, è quello in cui sono nata e in cui lavoro. Non si può certo dire che la scoperta delle nanopatologie sia stata accolta con gioia, che io e il mio piccolissimo gruppo siamo stati agevolati… Addirittura l’Università mi ha prepensionata.

VM – Com’è possibile?

A.M. Gatti – Dal punto di vista legale la cosa non fa una piega: l’Università lo poteva fare e lo ha fatto.

VM – Il motivo?

A.M. Gatti – Sarebbe interessante chiederlo a loro: evidentemente non c’era bisogno di me.

VM – E il laboratorio di biomateriali che lei aveva fondato e diretto all’interno dell’Università?

A.M. Gatti – Non saprei: non ho più contatti. Il problema grosso, il problema urgente, era quello legato ad una serra sperimentale che, come responsabile di un progetto nazionale, avevo costruito insieme con i miei partner di progetto e che, dal punto di vista burocratico, prevedeva la mia affiliazione all’Università. In quella serra si studiano gl’impatti delle nanopolveri su vegetali e insetti. Io feci il diavolo a quattro per non essere pensionata, visto che il mio pensionamento anticipato  era tutt’altro che obbligatorio, ma non ci fu niente da fare: per l’Università era necessario che io me ne andassi.

VM – Ma l’Università può rinunciare all’apporto di uno scienziato il cui valore di eccellenza è riconosciuto a livello mondiale?

A.M. Gatti – Faccia lei.

VM – Ma lei lavora anche con organismi internazionali come la NATO, come il Dipartimento di Stato Americano…

A.M. Gatti – E altri.

VM – E noi facciamo a meno di lei?

A.M. Gatti – Sarà una questione di abbondanza…

VM – E adesso?

A.M. Gatti – Adesso forse riusciamo a salvare la serra. Da qualche mese io sono stata adottata dal CNR di Faenza, il che mette un po’ a posto la burocrazia, e, grazie anche e, devo dire, soprattutto, alla collaborazione di don Giancarlo Suffritti, il parroco che ospita la serra nel terreno della sua parrocchia, speriamo di riuscire a portare a termine la sperimentazione, una sperimentazione che sta fornendo risultati preliminari veramente interessanti.

VM – Il CNR di Faenza… Ma lei lavora ancora alla Nanodioagnostics di Modena con suo marito?

A.M. Gatti – Naturalmente sì. Quel laboratorio fu messo in  piedi proprio per permettermi di portare a compimento il primo progetto europeo che diressi e fu concepito su misura per la ricerca sulle nanopatologie.

VM – E il famoso microscopio di Grillo che stava proprio alla Nanodiagnostics?

A.M. Gatti – Beh, credo che la cosa sia nota o, almeno, che l’informazione stia cominciando a girare. Due anni e mezzo fa Grillo ci fece sottrarre l’apparecchio che adesso, dopo essere restato inattivo all’Università di Urbino per un anno e mezzo è in dotazione all’ARPA di Pesaro dove è in attesa di un impiego almeno continuativo. Da dicembre, per volere di un giudice, io posso andare un giorno la settimana a Pesaro, tra parentesi sobbarcandomi sette ore di viaggio, e usare quello che, nelle intenzioni di chi donò quattrini, doveva essere il microscopio di mio marito e mio. Poi non è andata così.

VM – Perché?

A.M. Gatti – Il perché io credo di conoscerlo ma, un po’ alla Pasolini, non ho le prove documentali. Certo con le nostre ricerche intralciavamo interessi enormi. (La vicenda è spiegata a quest’indirizzo web [N.d.R.].)

VM – Ha qualcosa da dire a Beppe Grillo?

A.M. Gatti –Che cosa vuole si possa dirgli? Grillo si è solo prestato a qualcosa di cui non credo abbia capito la portata. E poi mio marito sta cercando da anni di avere un confronto con lui, ma non c’è niente da fare: Grillo scappa e censura.

VM – Se non sbaglio, chi vi tolse il microscopio sosteneva che voi lo sottoutilizzavate e che non avete prodotto niente dal punto di vista scientifico.

A.M. Gatti – Trattandosi di un comico… Forse a qualcuno sorgerà un dubbio: come avranno fatto quelli dell’International Union of Societies for Biomaterials Science and Engineering  a volermi tra la loro élite se abbiamo oziato fino ad ora?

VM – Che cosa significa ora avere il microscopio a Pesaro?

A.M. Gatti – Dal punto di vista personale significa un’alzataccia una volta la settimana, anche se alzatacce ne faccio spesso, e per tutti significa un rallentamento vistoso della ricerca. Pensi che quando Grillo ci sottrasse lo strumento avevamo in corso, tra le altre, una ricerca sulle malformazioni fetali che abbiamo purtroppo dovuto sospendere.

VM – Lei insiste sempre sui bambini…

A.M. Gatti – Naturale: la nostra generazione ha fatto guai a non finire e ci siamo divorati tutta l’eredità dei nostri figli e dei nostri nipoti. Cercare di metterci almeno una pezza è un dovere di onestà.

VM – Come si fa per i divi, la solita domanda: quali sono i suoi progetti futuri?

A.M. Gatti – Non credo di riconoscermi nel salotto dei divi: io ho sgobbato tutta la vita e, come Tassoni, il poeta di Modena, la città che mi ospita, penso che potrei essere verosimilmente ritratta con un fico in mano che, come accadde a lui,  è tutto quanto di materiale ho ricevuto. Ma questo non ha nessuna importanza. Che cosa voglio fare? Sarebbe meglio dire che cosa devo fare: io di idee ne ho tante e di materiale sperimentale già pronto da approfondire e sviluppare ne ho una montagna. Credo che nessuno si stupisca se dico che la ricerca costa quattrini e senza quelli le idee restano confinate al cervello. Io, come mio marito, lavoro gratis e, anzi a mie spese, e più di quanto faccio e facciamo non credo proprio sia possibile. La cosa più impellente da fare ora è recuperare il microscopio che ci è stato sottratto. Senza quello è come avere un calciatore senza pallone.

VM – Come si può riaverlo?

A.M. Gatti – Quello che si raccontò ai donatori che doveva essere nostro e che ora è a Pesaro è difficilissimo da recuperare. C’è un processo in corso ma siamo alle prime battute del primo grado di giudizio e, conoscendo i tempi della giustizia nostrana, ne parleremo tra almeno dieci anni. Il che è esattamente ciò che si voleva portandocelo via: imbavagliarci. L’unica possibilità reale è quello di acquistarne un altro e, questa volta, che sia intestato a noi per evitare fregature.

VM – Il costo?

A.M. Gatti – La possibilità più economica per un apparecchio che si adatti a ciò che facciamo noi costa, tutto compreso, intorno ai 260.000 Euro più qualche accessorio. Non è esattamente il microscopio ideale, perché quello di Euro ne costa 400.000, ma ce lo faremmo andare bene ugualmente. Poi si tratta di mantenerlo, perché quelli del mantenimento sono costi da affrontare.

VM – In fondo non parliamo di una cifra enorme.

A.M. Gatti – Per noi è una cifra inimmaginabile, ma per una nazione di 60 milioni di abitanti… Soprattutto se si pensa che non passa giorno senza che qualcuno, molto spesso più di qualcuno, venga a chiederci aiuto, un aiuto che oggi non siamo in grado di dare.

VM – Chi chiede aiuto?

A.M. Gatti – Una varietà notevole di persone. Si va dal militare malato di cancro, spesso giovanissimo, alla signora che continua ad abortire poltiglia o che ha un bambino malformato. Spessissimo, poi, sono persone cui si sta costruendo dietro casa un inceneritore o una centrale a biomassa, e c’è ben poca differenza tra i due impianti. Pensi che roba del genere esiste a poche centinaia di metri da abitazioni o da scuole e le cosiddette autorità non muovono un dito. Anzi, “tranquillizzano” e la prego di scriverlo tra virgolette. Ma, al di là dei bambini che rappresentano un punto cruciale dell’impegno mio e di chi lavora con me, e un punto che ci dà forza e rabbia, credo ci sia da preoccuparsi di un gruppo di persone particolari tra quelle che chiedono di essere aiutate: pazienti affetti da malattie cosiddette misteriose cui i medici non sanno attribuire una diagnosi né, tanto meno e a maggior ragione, sanno applicare una terapia. Pensi alla SLA o alla sensibilità chimica multipla, ma esistono malattie di cui non esiste nemmeno uno straccio di casistica perché non si erano mai viste prima. È fin troppo ovvio che io non presumo di risolvere tutti i casi che mi si presentano, ma di certo posso fornire non poi troppo raramente elementi diagnostici e di prevenzione importanti. Forse, però, dovrei dire non posso ma potrei, viste le condizioni in cui il mio gruppo è stato ridotto nell’indifferenza generale. Ma la speranza che gli Italiani si sveglino resta accesa.

VM – Ve ne andrete all’estero anche voi?

A.M. Gatti – All’estero ci sono già andati quattro dei nostri ragazzi, troppo in gamba per giocare in una squadretta da quattro soldi com’è l’Italia di oggi. Quanto a noi, non ci s’illuda: la nostra guerra è qui e sono in troppi a dover pagare per comportamenti non propriamente corretti. Se ce ne andassimo, chi si è comportato male potrebbe in qualche modo farla franca. Nessun desiderio di vendetta: solo un’esigenza di giustizia, e giustizia non tanto nei nostri riguardi ma verso tutto coloro che soffrono sulla loro pelle per gli interessi non proprio puliti di qualcuno.

VM – Grazie, dott.ssa Gatti, e ancora congratulazioni per il suo riconoscimento.

A questo punto, la stessa domanda rivolta alle autorità politiche e a quelle accademiche da una parte e una alla gente comune dall’altra: può il nostro paese permettersi di fare a meno della dottoressa Gatti e della sua piccola squadra? A noi non resta che chiederci se sia una questione di risorse economiche o ci sia dell’altro. Considerando le cifre davvero irrisorie in gioco, temiamo ci sia dell’altro.

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Prestigioso riconoscimento alla dott.ssa Antonietta M. Gatti

COMUNICATO STAMPA

Ass.ne di promozione sociale Vita al Microscopio

Prestigioso riconoscimento alla dott.ssa Antonietta M. Gatti

30 maggio 2012

Nei prossimi giorni la dott.ssa Antonietta M. Gatti, Visiting Professor of the Institute for Advanced Sciences Convergence  (Department of State, USA), Membro del Comitato Scientifico Nazionale del Ministero della Difesa (CPCM), Consulente della Commissione governativa sulla uranio impoverito e le malattie correlate, Coordinatore del Progetto di Istituto Italiano di Tecnologia di nanoecotossicologia chiamato INESE Commission, riceverà  a Chengdu (Cina) un riconoscimento pubblico di livello internazionale molto prestigioso. Sarà nominata Fellow dalla International Union of Societies for Biomaterials Science and Engineering per il suo contributo significativo nel campo delle Scienze di Biomateriali  e di Ingegneria.

Ad attribuirle questo stato onorifico di Fellow i membri dello IUSBSE provenienti da Canada, Stati Uniti, l’Unione Europea, Cina, Giappone, Corea, India e Australia.

Alla luce di questo riconoscimento, appare ancora più incompresibile e ingiustificato il trattamento riservato alla dott.ssa Gatti nel nostro Paese, il suo prepensionamento nel novembre scorso da parte dell’Università di Modena e Reggio Emilia, il continuo boicottaggio delle ricerche che conduce con suo marito, il dott. Stefano Montanari, presso il laboratorio Nanodignostics di Modena, la sottrazione dell’apparecchio necessario per i loro studi.

Vita al Microscopio è l’unica associazione costituitasi per sostenere e tutelare la ricerca sulle nanopatologie degli scienziati Antonietta Gatti e Stefano Montanari e vuole fare la differenza in uno Stato in cui i meriti vengono ignorati e il diritto alla salute e alla vita non garantito. La vera informazione scientifica e il senso di responsabilità  contribuiscono a rafforzare l’impegno necessario per dare continuità ad una ricerca che permette di tutelare la Natura e l’Ambiente, a tutela del diritto inviolabile della Vita e della Salute anche per le generazioni future.


“Vita al Microscopio”

Associazione di promozione sociale
Senza fini di lucro

Via Monte Massico, 87
00139 Roma
tel/fax 0697993590 cell 3737728928
www.vitalmicroscopio.net

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